mercoledì 13 aprile 2016

Politiche economiche inclusive



80 euro ai pensionati. Gerontocrazia rinforzata dalla crisi economica. Due generazioni di giovani privi di processi di accumulazione. Politiche economiche sociali nel contesto della globalizzazione libertaria.

Il governo valuta la probabilità di incrementare le pensioni per un valore equivalente ad 80 euro. La scelta del governo di intervenire nell’incremento della posizione economica dei pensionati è lodevole. I pensionati sono una forza sociale ed economica importante. I pensionati partecipano alla vita socio-economica della nazione con una intensità crescente. Le persone dotate di pensione tendono ad avere tassi di partecipazione elevati alla vita politica ed elettorale. Le persone in pensione hanno un ruolo importante anche sotto il profilo di carattere sociale. I pensionati aiutano con le risorse finanziarie a disposizione anche i giovani nelle famiglie caratterizzate da povertà e da instabilità economica e finanziaria. La crisi economia ha ripristinato il ruolo economico degli anziani. Nel periodo della crescita economica i giovani riescono ad essere indipendenti e a svolgere delle attività di consumo e risparmio in grado di sostenere l’andamento positivo della produzione. Nei periodi di crisi economica i giovani possono perdere il lavoro o diventare working poors o peggio passare al livello NEET. La crisi economica produce una centralità nuova degli anziani dotati di pensione nel sistema economico ed in generale incrementa l’assetto gerontocratico della società. I soggetti aventi una età avanzata tendono ad avere delle posizioni lavorative strutturate  al livello contrattuale. Le persone nella fascia 45-65 anni godono dei vantaggi del welfare state della generazione precedenti in termini di durata dei contratti e di guarentigie giuslavoritische. I giovani sono precari, privi di prospettive economiche. La condizione di precarietà dei giovani diventa ineluttabile nel caso della crisi economica. In genere le economie caratterizzate da crescita economica sono fondate sull’assunto dell’accumulazione di risorse finanziarie, economiche e patrimoniali. Le generazioni giovani raggiungono livelli di reddito e patrimonio superiori rispetto alle generazioni precedenti. La crisi economica ha rotto lo schema. Le generazioni giovani possono avere delle risorse finanziarie ridotte rispetto alle generazioni precedenti. Una crisi economica può far saltare il futuro dei giovani. La crisi economica del 2007 può aver fatto saltare il futuro di due generazioni di giovani. La crisi economica distruttiva del futuro dei giovani ha comportato una nuova centralità degli anziani. Gli anziani numerosi in numero costituiscono una coorte privilegiata per i soggetti svolgenti attività politica. Gli anziani sono anche dotati di elementi di patrimonializzazione in grado di ottenere delle risorse finanziare come mutui ipotecari dagli istituti di credito. Le banche guardano agli anziani per il collocamento delle azioni, delle obbligazioni, dei titoli finanziari, dei vari strumenti caratterizzanti la struttura finanziaria. I soggetti forti dell’economia sono gli anziani. I soggetti forti della politica sono gli anziani. La crisi ha portato ad un rafforzamento della gerontocrazia. Le riforme istituzionali volte alla riduzione del numero degli anziani nelle pubbliche amministrazioni risultano essere privi di sostenibilità per l’economia reale. Nell’economia reale il ruolo degli anziani come soggetti dotati di risorse finanziarie, reddituali, patrimoniali e in grado di meritare la fiducia creditizia è a livelli alti.

Gerontocrazia finanziaria. Il governo può valutare di investire nei giovani e negli anziani. L’investimento negli anziani è produttivo. Gli anziani sono tanti di numero. Gli anziani hanno un ruolo sociale rilevante in grado di influenzare i giovani. Gli anziani come capifamiglia restaurati nel ruolo principale di guida dalla crisi economica possono governare il sistema economico e politico e dare al governo il sostegno meritato. Il ruolo degli anziani può essere fondamentale anche per la ripresa del significato politico delle istituzioni democratiche della repubblica italiana. Gli anziani tendono ad avere una concezione dello Stato e delle istituzioni molto presente. Gli anziani usano i servizi fondamentali dello Stato ed in modo particolare il sistema sanitario. La centralità degli anziani nelle politiche economiche sociali del governo potrebbe avere un effetto positivo in termini di riduzione dell’astensionismo elettorale.

La questione della povertà. Occorre considerare tuttavia la centralità della condizione dei poveri italiani. Le persone povere e a rischio povertà sono aumentate durante la crisi economica. La povertà porta a problematiche nuove caratterizzate da analfabetismo ed anche condizioni economiche caratterizzate da disagio di carattere psico-fisico. Per ridurre la povertà il governo potrebbe svolgere delle politiche economiche redistributive. Il miglioramento della distribuzione del reddito può essere un obbiettivo perseguito dal governo con efficienza anche attraverso al realizzaione di istituzioni ed organizzazioni ad hoc. La creazione di un Dipartimento contro la povertà istituito al ministero dello Sviluppo Economico in grado di sviluppare politiche volte alla riduzione della diseguaglianza economica può essere un elemento fondamentale per politiche nuove volte a incrementare il benessere sociale, la condizione degli individui e le relazioni comunitarie attraverso anche la crescita della consapevolezza politica e della coesione sociale. Le politiche contro la povertà possono essere sviluppate anche a livello comunitario con la creazione di un focus group sia all’interno del parlamento europeo sia all’interno della commissione europea per sviluppare delle politiche economiche e finanziarie in grado di risolvere la questione della povertà. La crescita delle istituzioni europee e l’incremento della forza dello Stato italiano in Europa e nella globalizzazione passano attraverso un processo di creazione di istituzioni politiche dedicate alla realizzazione di inclusività anche sotto il punto di vista reddituale.
Le politiche economiche sociali nel contesto della globalizzazione libertaria. Le politiche economiche sociali vengono in genere considerate in contrasto con l’assetto libertario della globalizzazione. In realtà il liberal-socialismo ha dimostrato la possibilità di coniugare le politiche economiche sociali con le istituzioni politiche liberali. Le politiche economiche sociali possono essere efficienti nel ridurre il rischio di fenomeni sociali pericolosi nei confronti della tenuta della coesione sociale. La compresenza di politiche economiche sociali e di un sistema istituzionale spinto verso la libertarizzazione può produrre risultati efficienti per la efficacia del sistema politico complessivo. Il costo delle politiche sociali è basso. Il vantaggio in termini sociali è elevato. I redditi maggiori delle politiche sociali possono essere ottenuti in parte dalla classe dirigente pure nella produzione di una ridistribuzione politica e reddituale. Il mix di politiche economiche sociali e grado di liberalismo economico può essere oggetto di dibattito. Tuttavia sia le politiche economiche sociali sia il liberalismo economico concorrono in presenza di inclusività istituzionale alla crescita del reddito pro capite nazionale.

Dati sulla povertà in Europa al link seguente: http://ec.europa.eu/eurostat/web/employment-and-social-inclusion-indicators/social-protection-and-inclusion/pension





lunedì 11 aprile 2016

Il governo fa coaching con il DEF


Il def. Le previsioni ottimistiche. Il peso della questione meridionali. I problemi strutturali italiani privi di soluzione.

Il governo ha presentato il Documento di Economia e Finanza. Le previsioni economiche del governo appaiono rosee. L’economia italiana nelle previsioni del governo sembra pronta a compiere un balzo in avanti. Il governo immagina uno scenario positivo per l’Italia, l’Europa e la globalizzazione. Il documento di economia e finanza prevede una crescita del PIL accompagnata da una crescita dell’inflazione. I due fenomeni congiunti secondo le stime dovrebbero portare ad una crescita del PIL per un valore pari al 2.2%. L’andamento dell’economia italiana potrebbe anche migliorare. Tuttavia il miglioramento avverrebbe nella permanenza dei problemi strutturali del paese. Il profilo della finanza pubblica è caratterizzato dall’evasione fiscale e dalla corruzione. Le politiche economiche volte al rafforzamento del sistema tributario appaiono prive di efficacia e di effettività. La corruzione sembra essere presente nonostante l’istituzione di autorità preposte per combattere il fenomeno.

L’andamento dell’economia italiana dal 2004-2015. L’andamento dell’economia italiana dal 2004 al 2015 secondo i dati dell’Eurostat ha avuto un andamento abbastanza basso. E’ probabile una crescita del Pil nel periodo 2001-2015 sopra la media. Tuttavia possiamo chiederci: di quanto la crescita del Pil può superare la media degli ultimi 10 anni? La crescita media del PIL italiano tra il 2004 e il 2015 è stata pari a -0,1%. Il tasso di crescita medio del PIL italiano peggiora nella considerazione del periodo 2012-2015. Tra il 2012 e il 2015 il tasso di crescita medio del PIL italiano è stato pari a -1%. Il grafico mostra nel dettaglio l’andamento in gran parte negativo del tasso di crescita del prodotto interno lordo italiano. E’ probabile che tra il 2016 e il 2017 il tasso di crescita del Pil cresca con valori di molto superiori rispetto alla media. Tuttavia la probabilità della crescita del PIL oltre i valori medi dei periodi considerati appare bassa, lontana, marginale, utopica, onirica. In una classifica per tasso di crescita del PIL fondata su dati Eurostat del 2015 l’Italia è agli ultimi posti. La classifica è comprensiva anche di alcuni aggregati di paesi dell’Unione Europea.  L’Irlanda è al primo posto con un taso di crescita del PIL pari al 7,8%, Malta è al secondo posto con un tasso di crescita del Pil pari a 6,3%, il Lussemburgo è al terzo posto con un tasso di crescita del Pil pari al 4,8%. L’Italia è al 31 posto con un tasso di crescita pari allo 0,8%.

Le strategie della crescita economica. Il governo ha scritto un bel documento positivo sul futuro. Il renzismo politico trasporto negli atti ufficiali del governo e del parlamento dà origine ad una narrazione interessante sotto il profilo storico culturale. Il renzismo funziona come coaching istituzionale. Tuttavia il passaggio dalla psicologia del coaching della politica e delle istituzioni alla condizione economica reale del paese rischia di trasformare l’euforia in dramma. Il governo ha mancato di affrontare i problemi fondamentali del paese compresa la questione meridionale. Le previsioni potrebbero essere giuste se il documento di economia e finanza fosse basato solo sul Nord Itali. Tuttavia il mancato utilizzo di politiche economiche volte  ridurre il divario dtra Nord e Sud pesa sulla probabilità dell’economia italiana di vivere un “balzo in avanti” dovuto all’effetto congiunto del tasso di crescita del Pil e dell’inflazione. Il tasso di crescita del PIL delle regioni meridionali è basso. L’inflazione nelle regioni meridionali è pari a zero. Il meridione necessita di politiche economiche volte alla crescita. Il governo paga la mancanza di interventi strutturali nel Sud Italia. Il governo avrebbe potuto prevedere la realizzazione di opere pubbliche, un piano per l’insediamento delle imprese, per offrire opportunità di internazionalizzazione e crescita dimensionale delle imprese meridionali, per produrre incremento nel reddito pro capite meridionale. Il governo ha messo in atto una politica contraria al Mezzogiorno. Le previsioni ottimistiche del governo incontrano il limite dello sviluppo del Mezzogiorno.

Una politica economica in favore del Meridione. Il governo tuttavia potrebbe incrementare la probabilità di realizzare gli obbiettivi di bilancio indicati nel DEF attraverso una serie di investimenti nell’economia meridionale. La predisposizione di un Ministro per la coesione territoriale potrebbe essere un elemento positivo nella riduzione del gap Nord-Sud. La predisposizione di piani economici per lo sviluppo del Sud Italia sia sotto il profilo economico e finanziario ma anche con interventi diretti in termini di capitale umano potrebbe portare ad una crescita del Pil in linea con le previsioni.


Una Italia caratterizzata da maggiore omogeneità. Il ruolo dello Stato italiano può essere importante nel produrre omogeneità nell’ambito del rapporto Nord-Sud. L’Unione Europea vista come insieme di regioni potrebbe anche superare la concezione dello Stato nazionale. Gli stati nazionali possono essere fondamentali se riescono ad agire nelle condizioni strutturali di criticità. La riduzione del divario Nord-Sud può dare senso alla presenza di uno Stato italiano. Tuttavia uno Stato italiano rinunciatario nei confronti delle questioni fondamentali del territorio italiano potrebbe essere sostituito da una idea di Europa Unita fondata sulle regioni. Il governo potrebbe negoziare una maggiore flessibilità attraverso l’assunzione dell’impegno a ridurre il gap tra Nord e Sud con l’Unione Europea. Il costo del divario tra Nord e Sud potrebbe essere affrontato anche dall’Unione Europea. Il governo potrebbe avere una sponda per contrattare flessibilità in cambio di sviluppo economico. La creazione di una classe dirigente italiana in grado di svolgere una funzione di raccordo tra le istituzioni europee e le necessità della comunità nazionale è fondamentale per la crescita economica. 






geo\time
2015
1
Ireland
7,8
2
Malta
6,3
3
Luxembourg
4,8
4
Sweden
4,1
5
Iceland
4
6
Romania
3,8
7
Former Yugoslav Republic of Macedonia, the
3,7
8
Poland
3,6
9
Slovakia
3,6
10
Spain
3,2
11
Bulgaria
3
12
Hungary
2,9
13
Slovenia
2,9
14
Latvia
2,7
15
United Kingdom
2,3
16
Netherlands
2
17
Germany
1,7
18
Euro area (changing composition)
1,6
19
Euro area (19 countries)
1,6
20
Euro area (18 countries)
1,6
21
Croatia
1,6
22
Cyprus
1,6
23
Lithuania
1,6
24
Norway
1,6
25
Portugal
1,5
26
Belgium
1,4
27
Denmark
1,2
28
France
1,2
29
Estonia
1,1
30
Austria
0,9
31
Italy
0,8
32
Finland
0,5
33
Greece
-0,2

domenica 10 aprile 2016

L’Italia globalizzata

Il governo sta per presentare il documento di economia e finanza. La situazione dei conti pubblici italiani risulta essere drammatica. La finanza pubblica italiana è in peggioramento da almeno un decennio. Il cambiamento dei governi da Berlusconi a Monti a Letta a Renzi ha avuto un impatto nullo sull’andamento peggiorativo della condizione della finanza pubblica italiana. La situazione finanziaria sembra essere esclusa dal raggio di azione del governo e del parlamento a prescindere dall’orientamento politico. Occorre risolvere la questione della finanza pubblica italiana attraverso una serie di politiche economiche in grado di ridurre il debito pubblico. Gli effetti delle variabili macroeconomiche nel complesso possono essere distruttive per l’economia italiana se intrecciate con le variabili demografiche e relative allo stato di vita della popolazione. Alto debito pubblico, tasso di crescita economica basso, inflazione bassa prossima a zero e quasi negativa, tasso di disoccupazione elevato, invecchiamento della popolazione, riduzione del valore del capitale umano possono portare ad un intreccio negativo. Il sistema economico può reagire attraverso la politica volta a riorganizzare lo Stato e la società civile nella produzione di servizi e di valore aggiunto. La situazione può essere aggravata dalla presenza di un indebitamento da parte delle banche. Le banche in genere acquistano il debito pubblico dello Stato. All’indebitamento pubblico è aggiunto anche l’indebitamento delle banche. L’intervento della BCE può consentire di migliorare la condizione finanziaria degli istituti di credito. Tuttavia i processi di finanziarizzazione legati alla globalizzazione possono ridurre l’efficienza delle politiche monetarie.

L’Italia paese creditore nelle relazioni internazionali. La globalizzazione fa sentire la forza delle istituzioni informali. Le organizzazioni del diritto informale specializzate nella governance possono avere un ruolo fondamentale per allocare il debito. I paesi in grado di operare nelle organizzazioni informali possono ottenere vantaggi nella riduzione del carico del debito e del tasso di finanziarizzazione. Le controparti internazionali della globalizzazioni tentano di assumere il ruolo di creditori. L’apertura a livello internazionale può consentire all’economia di avere accesso a forme nuove di credito e di essere nella condizione di paese creditore. L’Italia può cambiare la posizione obbligatoria nelle relazioni internazionali. L’obbiettivo delle politiche economiche finanziarie istituzionali statali ed informali può portare l’Italia dalla condizione di paese debitore alla condizione di paese creditore. L’euro può consentire all’Italia di dare credito ad alcuni paesi strategici a livello internazionale. L’area di intervento dell’Italia come paese creditore può essere caratterizzata da contingenza geografica-culturale ed anche da ragioni di convenienza nel sostegno dei processi di localizzazione delle imprese italiane. L’Italia può essere un paese creditore nei confronti dell’Africa settentrionale e subsahariana, verso i paesi dell’Est Europa, verso il Libano e i paesi mediorientali. L’euro consente all’Italia di poter assumere un ruolo guida nei confronti dei paesi in crescita nella globalizzazione. L’Italia può investire anche nei paesi oggetto delle politiche dell’immigrazione: i paesi del Sud America. La forza internazionale dell’euro può consentire un tipo nuovo di relazione economiche internazionali con un cambiamento del ruolo dell’Italia nei rapporti obbligatori: da paese debitore a paese creditore.

Il ruolo delle organizzazioni informali. Le organizzazioni informali della globalizzazioni sono state spesso criticate come luoghi di produzione di diseguaglianza, privazione economica, distruzione di risorse finanziarie e creazione di divario economico tra Nord e Sud del mondo, tra ricchi e poveri. Tuttavia le organizzazioni informali sono un elemento fondamentale della globalizzazione. Una classe dirigente, un’élite di governo ignorante le organizzazioni informali potrebbe produrre un peggioramento nella condizione economica dello Stato e dell’amministrazione pubblica di riferimento con effetti deleteri anche sulle organizzazioni private. Il ruolo nelle organizzazioni informali richiede il riconoscimento di un interesse comune italiano da difendere sia attraverso la partecipazione delle classi dirigenti pubbliche dello Stato sia attraverso le classi dirigenti del settore privato: industriale, bancario-finanziario e dei servizi organizzati. La classe dirigente italiana istituita presso le organizzazioni informali può essere in grado di modificare l’apporto finanziario dello Stato italiano nella globalizzazione. L’Italia potrebbe incrementare la partecipazione nelle organizzazioni internazionali aventi un obbiettivo volto allo sviluppo dei processi di globalizzazione come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e partecipare a progetti per la crescita economica di aree di particolare interesse strategico. La politica economica finanziaria volta a ridurre l’esposizione debitoria italiana e ad incrementare il protagonismo finanziario creditizio nella partecipazione pubblica e privata a progetti di internazionalizzazione economica nella globalizzazione può portare ad un nuovo centralismo italiano in grado di migliorare lo standing del paese e portare occasioni di crescita economica. La politica economica è sempre un fatto internazionale. La politica di bilancio può essere governata nella globalizzazione attraverso la sostituzione delle obbligazioni passive con le obbligazioni attive assunte nei confronti di mercati e paesi di industrializzazione nuova.

Una classe dirigente globale. La classe dirigente italiana può essere pronta a partecipare al governo della globalizzazione. La classe dirigente è comprensiva sia dei soggetti operanti nella pubblica amministrazione, sia delle persone a vario titolo impegnate nelle organizzazioni private a carattere economico nei settori dell’industria, delle costruzioni, dei servizi, anche dell’agricoltura. Gli intellettuali e gli scienziati partecipano della classe dirigente sia nell’esercizio all’interno di strutture pubbliche sia nell’esercizio all’interno di organizzazioni private dell’attività produttiva. Lo Stato può organizzare la classe dirigente e promozionare la partecipazione nelle organizzazioni informale nel riconoscimento delle specificità, delle particolarità, dell’identità culturale, civile delle persone e delle organizzazioni coinvolte. La partecipazione dell’Italia all’euro può consentire un ruolo nuovo della classe dirigente pubblica, privata, civile alle organizzazioni informali nel governo dei processi di globalizzazione. Il contributo italiano alla globalizzazione può essere determinante soprattutto per lo sviluppo di una civiltà inclusiva eppure orientata alla crescita economica. Il tasso di crescita dell’economia italiana può essere incrementato mediante le occasioni nuove di sviluppo economico, di relazione industriali, di sistemi produttivi a livello internazionale. La classe dirigente italiana può così ottenere riconoscimento a livello internazionale. Il governo italiano nel perseguire gli obbiettivi delle politiche di bilancio svolge anche un ruolo di potenziamento dell’economia italiana e pone in sicurezza anche lo sviluppo economico complessivo nel miglioramento anche dei processi di accumulazione materiale e nel porre la popolazione italiana al centro di un processo di globalizzazione. Il protagonismo italiano nella globalizzazione può essere realizzato attraverso l’assunzione di posizioni attive nei rapporti obbligatori internazionali.


Dati e grafici.




Debito in percentuale del PIL (Eurostat

venerdì 8 aprile 2016

Banche nuove per imprese nuove





Rapporto banca-impresa. Incremento delle sofferenze bancarie per settore di imprese. Imprese nuove richiedono banche nuove. La ripresa del processo di novazione istituzionale bancario.

Il sistema bancarioitaliano è in una condizione di difficoltà grave. La crisi finanziaria del 2007 continua a manifestare effetti negativi. Il cambiamento dell’economia globale ha modificato il rapporto tra banche e imprese. Il sistema industriale italiano ha utilizzato male la globalizzazione e l’euro. Le imprese hanno continuato a produrre come se avessero in tasca la lira, come se la produzione industriale potesse essere controllata dall’occidente. L’euro è uno strumento formidabile per l’internazionalizzazione dell’economia. Tuttavia i vantaggi dell’euro sono rimasti privi di utilità. L’euro può consentire di acquistare materie prime e prodotti finiti a basso costo. Il settore primario e il settore secondario possono essere esternalizzati, pure se con eccezioni rilevanti. Il settore dei servizi può essere sviluppato nell’economia italiana. La crisi del sistema bancario ed industriale passa attraverso l’organizzazione mancata del nuovo sistema produttivo. La crisi può essere superata attraverso una definizione nuova del rapporto tra banche e imprese sia a livello di economia interna sia internazionale.

Il cambiamento del sistema industriale italiano. L’economia italiana è stata caratterizzata da piccole imprese in grado di produrre a bassi costi. I costi bassi sono resi privi di consistenza dall’euro. L’euro ha incrementato i costi bassi. Le imprese devono rigettare l’ipotesi di produrre a prezzi bassi competitivi con i paesi extra euro nel settore primario e secondario. Le imprese italiane possono produrre servizi. Il settore dei servizi è in connessione con il settore primario e secondario. Lo svolgimento di attività di disegno produttivo, ingegneria, creazione di valore istituzionale, predisposizione di piani di localizzazione produttiva internazionale aventi sede in Italia può portare ad un nuovo protagonismo italiano. La globalizzazione conserva elementi di imperialismo economico. I mercati internazionali possono essere conquistati sia sotto il punto di vista dell’installazione di stabilimenti produttivi sia attraverso lo sviluppo di consumatori nuovi attraverso imprese aventi sedi centrali in Italia e filiali all’estero. Le imprese italiane possono diventare dei global players. La crescita dimensionale delle imprese può portare anche attraverso meccanismi di aggregazione e shopping aziendale alla formazione di entità in grado di operare sui mercati globali. La globalizzazione è accessibile grazie all’euro. Le imprese italiane possono acquistare all’estero impianti, stabilimenti, fattori di produzione con un vantaggio competitivo in forza dell’euro. L’esportazione della capacità produttiva nel settore primario e secondario è associata al rafforzamento egemonico della creazione di valore aggiunto nel settore dei servizi. Crescita dimensionale delle imprese, esportazione della capacità produttiva nel settore primario e secondario, e specializzazione funzionale nel settore dei servizi possono portare l’Italia in una posizione centrale della globalizzazione attraverso lo sfruttamento del giacimento competitivo offerto dall’euro e dal capitale umano qualificato. Una Italia nuova nella globalizzazione in grado di competere nella produzione attraverso la realizzazioni di beni e servizi anche con una missione civilizzatrice attraverso la trasmissione dei valori mediante le organizzazioni produttive. Un sistema industriale nuovo in grado di continuare nella specializzazione produttiva grazie alla localizzazione funzionale e al rafforzamento del settore dei servizi. Imprese pronte ad investire nello sviluppo delle tecnologie e delle organizzazioni produttive efficienti anche all’estero.  Tuttavia il cambiamento del sistema industriale italiano attraverso la ricollocazione produttiva può avvenire mediante anche una riorganizzazione del settore bancario.

Le sofferenze bancarie per attività economica.Il rapporto banca-impresa tra il 2015 e il 2016 è stato caratterizzato dalla crescita delle sofferenze bancarie in quasi tutti i settori di attività economica. Le sofferenze bancarie nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca sono aumentate da 6.274 del dicembre 2015 a 6.303 milioni di euro a gennaio 2016. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore dell’estrazione da cave e miniere è rimasto immutato tra il dicembre 2015 e il gennaio 2016 pari a 511 milioni di euro. Il valore delle sofferenze nelle attività manifatturiere è aumentato dal dicembre 2015 a gennaio 2016 da 37.020 milioni di euro a 37.075 milioni di euro. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore della fornitura di energia elettrica è aumentato da 603 milioni di euro del 2015 a 605 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze nel settore della fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento è aumentato da 867 milioni di euro a 886 milioni di euro. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore delle costruzioni è aumento da 44.052 milioni di euro a 44.267 milioni di euro. Il valore delle sofferenze nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli è aumentato da 26.920 milioni di euro del dicembre 2016 a 27.073 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze nel settore del trasporto e magazzino è diminuito da 3.975 milioni di euro di dicembre 2015 a 3.973 milioni di euro di gennaio 2016. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore dell’attività dei servizi di alloggio e ristorazione è aumentato da 6.081 milioni di euro del dicembre 2015 a 6.153 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze nel settore dei servizi di informazione e comunicazione è diminuito da 1.942 milioni di euro del dicembre 2015 a 1.938 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore delle attività immobiliari è passato da 20.713 milioni di euro del diembre 2015 a 20.815 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche è aumentato da 3.532 milioni di euro del dicembre 2015 a 3.552 milioni di euro del gennaio 2016. Il valore delle sofferenze bancarie nel settore del noleggio,a genzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese è aumentato da 3.345 milioni di euro a 3.374 milioni di euro da dicembre 2015 a gennaio 2016. Il valore delle sofferenze nel settore delle attività residuali è aumentato da 3.369 milioni di euro del dicembre 2015 a 3.395 milioni di euro nel gennaio 2016. In totale le sofferenze bancarie per il complesso delle attività produttive è aumentato da 159.204 milioni di euro del dicembre 2015 a 159.919 del gennaio 2016.


Banca franca. Il settore bancario richiede una riorganizzazione. Il processo di crescita dimensionale delle banche può essere un elemento positivo. Tuttavia occorre accompagnare anche un processo di specializzazione funzionale. Le banche devono essere in grado di seguire le imprese nei processi di internazionalizzazione, di investimento tecnologico, di crescita aziendale. Occorre immaginare delle istituzioni bancarie nuove fondate sulla specializzazione nel seguire la crescita dimensionale del cliente nei vari settori di attività. Le risorse necessarie per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, per la crescita nel settore dei servizi, per la penetrazione dei mercati esteri richiedono operatori bancari specializzati. Il processo di novazione istituzionale bancario deve essere continuo. Le banche devono essere in grado di sostenere la ricerca, l’innovazione, l’internazionalizzazione. Istituti bancari ad hoc possono consentire agli operatori dell’impresa di produrre valore aggiunto nei settori nuovi. Il rapporto tra banca ed impresa può essere virtuoso. Il cambiamento dell’operatività delle imprese nel contesto italiano ed internazionale richiede un cambiamento funzionale delle banche nello scenario della globalizzazione. Il rapporto nuovo tra banche ed imprese può consentire di incrementare il tasso di crescita economica del valore aggiunto italiano. 




mercoledì 6 aprile 2016

Politica finanziaria cinese



La crisi economica ha colpito le economie occidentali. La Cina può sviluppare politiche finanziarie e bancarie autonome. 

L’economia a stelle e strisce sembra essere arrivata alla condizione di perdita della leadership mondiale. Il secolo americano, il novecento, è destinato a rimanere nei libri di storia. La fase della globalizzazione aperta a seguito dell’introduzione dei paesi asiatici nella globalizzazione porta ad una riduzione del ruolo degli Stati Uniti all’interno dell’economia globale. Gli Stati Uniti possono essere caratterizzati da un fenomeno di marginalizzazione dovuto anche alla presenza dell’Europa Unita. Europa Unita e protagonismo asiatico possono decretare la fine del progetto dell’egemonia globale statunitense. Il ruolo degli Usa risulta ridimensionato sotto il profilo economico e politico. Gli Usa permangono in una condizione di forza militare e di capacità di azione internazionale anche se sotto il profilo economico rischiano di dover negoziare con i soggetti nuovi del capitalismo globale. I dati possono raccontare la perdita progressiva della rilevanza statunitense. Tuttavia esiste anche una storia culturale statunitense in crisi. Gli americani pionieri, conquistatori, in grado di incrementare il livello della civiltà complessiva occidentale sembrano essere passati in secondo piano. L’occidente sembra essere arenato, privo della possibilità stessa della realizzazione di una conquista. Tuttavia è necessario considerare il rapporto assai particolare esistente tra Occidente e l’idea stessa del tramonto. Per usare un linguaggio romantico potremmo dire che l’Occidente è tramontare. L’occidente ha una visione della fine, della distruzione, dell’annullamento connaturato alla sua radice culturale. Gli USA hanno rappresentato anche il sogno di una società dominata dalla distruzione creatrice in grado di essere inclusiva ed anche di eliminare le istituzioni estrattive limitanti la crescita. Gli USA hanno anche manifestato nella espressione massima la cultura dell’individualismo ovvero della centralità della persona all’interno della comunità, anche in contrapposizione allo stato. L’individualismo americano ha una natura profonda. L’individualismo libertario arriva a mettere in discussione il valore dello Stato nella capacità di esercitare il potere giudiziario, esecutivo e legislativo. I libertari hanno immaginato un sistema giudiziario privato in grado di difendere i diritti di proprietà e la moneta. La visione individualista statunitense opera insieme con la funzione dell’imprenditore come soggetto in grado di utilizzare le forze della tecnologia per modificare la condizione di vita delle persone, per incidere nella vita della comunità. L’imprenditore libertario e demiurgo ha un ruolo politico di guida della comunità. Il ruolo guida è esercitato attraverso i mezzi dell’organizzazione aziendale, dell’innovazione tecnologica, della produzione di valore aggiunto attraverso la realizzazione di beni e servizi. Libertà, produzione e contribuzione al bene sociale attraverso la dimensione economica hanno costituito gli elementi fondamentali del successo americano. L’occidente ha bisogno dei valori della libertà individuale nelle organizzazioni produttive, sociali, comunitarie. La globalizzazione come struttura informale costituita dalla contrattazione tra enti pubblici ed entri privati necessita di condizioni di libertà, diritti di proprietà e produzione economica in grado di garantire il processo della distruzione creatrice. Gli Usa possono riscoprire, attraverso le elezioni la cultura occidentale in grado di guidare la globalizzazione. La globalizzazione necessita ancora di individui liberi, produttivi, dotati di moneta e proprietà privata in grado di decidere gli assetti produttivi e contribuire al benessere della comunità.

PIL. Il tasso di crescita dell’economia americana può essere confrontato con il tasso di crescita dell’eurozona e della Cina. I dati fanno riferimento al periodo 2001-2014. Il tasso di crescita medio dell’economia americana tra il 2001 e il 2014 è stato pari all’1,79%. Il tasso di crescita medio dell’economia cinese tra il 2001-2014 è stato pari al 9,8%. Il tasso di crescita dell’economia dell’eurozona tra il 2001 e il 2014 è stato pari allo 0,9%. La crisi economica ha avuto un impatto negativo sul tasso di crescita dele economie considerate. L’economia statunitense  ha perso tra il 2007 e il 2008 un valore pari al 2,07% del PIL dall’1,78% del 2007 al -0,29% del 2008 ovvero una perdita equivalente al 116%. L’economia cinese tra il 2007 e il 2008 ha perso il 4,5% del Pil dal 14,19% al 9,23% ovvero unaperdita equivalente al 32% del Pil. L’economia dell’eurozona ha perso tra il 2007 e il 2008 il 2,5% del Pil dal 3% allo 0,47% ovvero una riduzione dell’84%. La crisi economica ha colpito le tre aree economiche a sviluppo avanzato dell’economia globale. Gli Stati Uniti hanno perso il 116% del Pil, l’eurozona l’84%, e la Cina solo il 32%. La crisi economica del 2007 ha colpito le economie occidentali. La crisi è stata una crisi occidentale. La ripresa economica a seguito della crisi del 2007 è stata difficile. Gli Usa hanno raggiunto un tasso di crescita dell’economia pari al 2,5% nel 2010 e pari al 2,3% nel 2014. Tuttavia prima della crisi, nel periodo tra il 2001 e il 2014, gli USA avevano raggiunto un tasso di crescita economica pari al 3,7% nel 2004. L’economia cinese dopo la crisi ha visto una riduzione del tasso di crescita. Il tasso di crescita medio dell’economia cinese tra il 2001 e il 2007 è stato pari al 10,8%. Il tasso di crescita medio dell’economia cinese tra il 2008 e il 2014 è stato pari all’8,9%. Anche l’economia dell’eurozona ha rallentato nel periodo successivo alla crisi  con tassi di crescita del prodotto interno lordo negativi sia nel 2012 sia nel 2013 ed un valore del tasso di crescita del Pil pari allo 0,88% nel 2014.
La crisi delle economie occidentali. La crisi economica del 2007 ha colpito le economie occidentali in misura rilevante rispetto all’economia cinese. Le problematiche connesse al sistema bancario-finanziario hanno una capacità di colpire con veemenza gli USA e l’eurozona. L’economia cinese ha una connessione finanziaria ridotta nell’economia globale. L’impatto della finanza nell’economia occidentale porta ad incrementare la responsabilità degli enti di regolamentazione bancaria e finanziaria. Le istituzioni formali ed informali della globalizzazione possono utilizzare gli strumenti delle politiche finanziarie soprattutto nelle economie statunitensi ed europee. L’economia cinese rimane libera da condizioni di politica finanziaria e monetaria. L’indipendenza finanziaria cinese potrebbe essere un elemento di forza in grado di rendere il sistema produttivo cinese performante, efficiente ed autonomo. La probabilità da parte dell’economia cinese di sviluppare un sistema finanziario indipendente è alta. L’economia cinese può cambiare l’assetto bancario e finanziario globale con impatto nell’economia statunitense e dell’eurozona.