mercoledì 17 febbraio 2016

L'Italia all'ottavo posto in Europa per tasso di disoccupazione




I dati pubblicati dall’Inps indicano una ripresa dell’occupazione. Il governo Renzi ha manifestato soddisfazione per i risultati buoni dell’occupazione considerati come frutto derivante dalla politica economica del lavoro realizzata attraverso il Jobs Act. La crescita del numero degli occupati deve essere messa a sistema con l’andamento dell’economia complessiva italiana. Il tasso di disoccupazione nell’Unione Europea secondo i dati Eurostat individua la presenza di un andamento differenziato tra i paesi aderenti. Il tasso di disoccupazione in Italia è molto elevato. In una classifica dei paesi europei sulla base del tasso di disoccupazione l’Italia è all’ottavo posto con una percentuale dei disoccupati pari al 12,7%. I dati dell’Eurostat afferiscono al 2014. La Grecia è al primo posto per tasso di disoccupazione nell’Unione Europea con un valore pari al 26,5%, la Spagna è al secondo posto con un valore pari al 24,5%, la Croazia è al 17,3%. I paesi europei aventi economie indirizzate verso un percorso di crescita economica stabile hanno un tasso di disoccupazione ridotto. La Germania ha un tasso di disoccupazione pari al 5,0%, il Regno Unito ha un tasso di disoccupazione pari al 6,1%, l’Austria ha un tasso di disoccupazione pari al 5,6%. Il governo dovrebbe puntare a ridurre il tasso di disoccupazione ad un livello dell’8% stabile. La riduzione del tasso di disoccupazione è fondamentale per consentire la realizzazione dei diritti individuali e collettivi indicati dalla Costituzione.

Jobless recovery, jobless society e jobs growth
Il cambiamento dell’economia a seguito dell’innovazione tecnologica rappresentata dall’informatica sembra aver modificato il ruolo del lavoro nella contemporaneità. Tuttavia gli economisti hanno da sempre considerato il rapporto tra innovazione tecnologica e lavoro in termini di costo opportunità. L’introduzione di nuove tecnologie riduce la redditività di alcune attività lavorative anche se nel contempo cambia il novero delle competenze richieste remunerate ai lavoratori. La tecnologia cambia la manifestazione dell’intensità del lavoro attraverso l’incremento dell’output prodotto per ora lavorata. L’andamento dei paesi ad alta crescita economica come la Germania e gli Stati Uniti evidenziano la presenza di una relazione positiva tra ripresa del prodotto interno lordo e incremento del tasso di occupazione anche nell’economia caratterizzata dall’informatica. La teoria economica individua dei limiti rispetto alla possibilità dell’innovazione tecnologica di incrementare il tasso di occupazione. I dati empirici delle economie evolute contrastano con la teoria economica attraverso la manifestazione di una relazione positiva tra crescita e occupazione. L’informatica può incrementare il valore aggiunto, la produttività, e il surplus del consumatore anche nella persistenza della crescita del tasso di occupazione. La crescita del tasso di innovazione tecnologica dipende dal capitale umano impiegato in processi produttivi creativi. La politica economica del governo attraverso la crescita dell’occupazione può anche incrementare la partecipazione delle imprese e delle organizzazioni produttive pubbliche italiane alla crescita del tasso di innovazione tecnologica nella globalizzazione. Fissare il tasso di disoccupazione all’8%,investire sul capitale umano qualifica e produrre un numero elevato di brevetti può portare ad un cambiamento sostanziale dell’economia e un incremento del benessere dei cittadini.


RANK
GEO/TIME
2014
1
Greece
26,5
2
Spain
24,5
3
Croatia
17,3
4
Cyprus
16,1
5
Portugal
14,1
6
Slovakia
13,2
7
Italy
12,7
8
Bulgaria
11,4
9
Ireland
11,3
10
Latvia
10,8
11
Lithuania
10,7
12
France
10,3
13
Turkey
9,9
14
Slovenia
9,7
15
Poland
9,0
16
Finland
8,7
17
Belgium
8,5
18
Sweden
7,9
19
Hungary
7,7
20
Estonia
7,4
21
Netherlands
7,4
22
Romania
6,8
23
Denmark
6,6
24
United States
6,2
25
Czech Republic
6,1
26
United Kingdom
6,1
27
Luxembourg
6,0
28
Malta
5,8
29
Austria
5,6
30
Germany (until 1990 former territory of the FRG)
5,0
31
Iceland
5,0
32
Japan
3,6
33
Norway
3,5
    

domenica 14 febbraio 2016

Il capitale umano come determinante degli investimenti


La ripresa degli investimenti pubblici e privati è fondamentale per la crescita economica. Tuttavia la rivoluzione industriale produttiva del capitalismo è caratterizzata da un investimento in un bene particolare rappresentato dalla tecnologica. L’investimento pubblico e privato devono essere rivolti alla tecnologia. La tecnologia può essere applicata ai diversi settori dell’economia.  Tuttavia è necessario considerare l’importanza dell’istruzione per la realizzazione e per l’accesso alla “quarta rivoluzione industriale” fondata sull’informatica intesa come general purpose technology. L’accesso all’informatica richiede capitale umano qualificato. In molti paesi, anche occidentali, la percentuale di popolazione in grado di avere una istruzione tale da poter accedere con successo i benefici della terza rivoluzione industriale è ridotto. I dati dell’Eurostat raccontano una Europa divisa. In Germania la percentuale della popolazione avente una istruzione elevata e/o attivi nel settore della scienza e delle tecnologia è pari al 22,99%, nel Regno Unito è pari al 24,58%, in Italia è pari al 13,39%. La teoria della crescita economica ha messo in evidenza la necessità di puntare sul capitale umano come fonte per l’innovazione tecnologica. Tuttavia i governi sembrano essere privi della capacità di realizzare delle politiche economiche orientate alla formazione del capitale umano. Il nesso tra crescita del prodotto interno lordo e presenza di cittadini istruiti in grado di operare con successo nei settori scientifici e tencologici è evidente all’osservatore disinteressato e al cercatore della verità. I politici sono troppo impegnati nell’attività, pure complessa, di vincere le elezioni per introdurre riforme tali da poter modificare la struttura produttiva in modo determinate. Occorre allora la creazione di una nuova classe dirigente fuori dall’agone politico in grado di avere una visione di lungo periodo e di indirizzare anche lo shortermismo politico verso risultati fondamentali. L’Italia può avere un ruolo produttivo nell’Europa e nella globalizzazione attraverso gli investimenti nei  settori della formazione del capitale umano volto alla creazione di nuove tecnologie.

Il dibattito tra minarchisti e sostenitori della spesa pubblica
Un elemento determinante nella fuoriuscita dalla crisi economica del 2008 è la ripresa del dialogo tra le posizioni  dicotomiche tenute daglieconomisti. Prima del 2008 l’economia sembrava orientata verso un ineluttabile fondamentalismo di mercato basato sui successi del liberismo in chiave libertaria e minarchista. A seguito del 2008 la condizione economica globale sembra essere cambiata e gli economisti ammettono con maggiore facilità la necessità di interventi pubblici nell’economia. Il dialogo tra libertari e sostenitori della spesa pubblica può rendere l’economia solida. Tuttavia è necessario considerare sia il mercato sia lo Stato come fondamentali istituzioni dell’economia. La globalizzazione necessita anche di nuove istituzioni in grado di risolvere i fallimenti di mercato e di dare profondità al gioco economico. La mancanza degli Stati e del mercato sul fronte dell’istruzione e della formazione del capitale umano da un lato, e la necessità della popolazione di essere formata e di produrre innovazioni tecnologiche dall’altro, offrono lo scenario per l’istituzione di nuove organizzazioni a livello globale e ultra-statale impegnate nella produzione di beni pubblici.

Il capitale umano può rendere efficienti gli investimenti
Gli investimenti sia pubblici sia privati hanno necessità di incontrare un capitale umano qualificato in grado di produrre valore aggiunto attraverso la dotazione finanziaria. Il basso livello del capitale umano nelle regioni del Sud Europa rende difficile un raggiungimento della condizione di convergenza economica tra Nord e Sud. Il divario potrebbe crescere in mancanza di interventi pubblici e privati. Il capitale umano può aumentare il rendimento degli investimenti. La politica economica dovrebbe puntare all’attrazione degli investimenti attraverso il miglioramento del capitale umano. L’Unione Europea può istituire delle Agenzie per la rimozione del gap nella formazione del capitale umano nelle regioni d’Europa a favore della popolazione. 

sabato 13 febbraio 2016

Banca! Un gioco sociale di concentrazione proprietaria















Il governo fa bene a chiedere concentrazione nel sistema delle banche cooperative e delle popolari. Tuttavia occorre anche creare istituzioni finanziarie nuove per servire le comunità locali.



Il settore bancario è stato oggetto di un processo di aggregazione strutturale. Le imprese nel settore bancario tendono a effettuare operazioni di tipo “merger and acquisition” anche per ottenere lo status di “Too Big To Fail”. Una struttura bancaria solida di dimensioni notevoli tende ad essere in grado di affrontare al meglio i problemi della instabilità finanziaria. Una banca di grandi dimensioni può avere anche un rapporto privilegiato con la Banca Centrale per ottenere delle politiche di favore. Le banche centrali sono in genere partecipate dagli istituti di credito. Una grande banca può agire per l’ottenimento di una condizione di vantaggio nell’esercizio dell’attività creditizia. Il processo di aggregazione nel sistema bancario può portare alla creazione di istituzioni verticistiche controllate da un numero di azionisti ristretto. Il livello di convergenza tra il settore bancario, il settore industriale e il mercato finanziario può essere incrementato. Il rischio sistemico di un settore ad alta concentrazione bancaria è elevato. Un sistema bancario con una elevata concentrazione è accompagnato da un sistema politico statale in grado di intervenire in caso di crisi economica-finanziaria. Il governo può intervenire nella predisposizione di un sistema volto alla realizzazione di maggiore concentrazione bancaria per salvare istituti di credito in difficoltà aventi probabilità basse di sopravvivenza in un sistema macroeconomico caratterizzato da deflazione e crescita dello zerovirgola. Tuttavia il processo di aggregazione delle banche deve avvenire anche attraverso la realizzazione di un sistema in grado di garantire la possibilità di accesso al credito ai cittadini abitanti nei territori rurali, agricoli, delle province. La politica del governo dovrebbe quindi essere volta all’aggregazione degli istituti di credito in difficoltà finanziaria per creare degli operatori bancari in grado di aspirare al “too big to fail”. Tuttavia la politica economica del governo dovrebbe essere tale da produrre anche nuove istituti di credito per andare incontro alle esigenze delle famiglie, degli individui e della popolazione presente nei territori e nelle aree rurali. Una parte rilevante della popolazione italiana vive nelle aree rurali, di provincia. Le grandi città italiane hano una popolazione ridotta. L’economia italiana con i suoi 60 milioni circa di abitanti ha necessità anche di operatori finanziari in grado di allocare credito in alcuni settori come per esempio: l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, l’edilizia e i professionisti. Il numero delle famiglie italiane in grado di poter acquistare una abitazione è stato ridotto rispetto alla generazione scorsa. Tuttavia l’abitazione rimane ancora un bene fondamentale per le famiglie. La presenza di istituzioni in grado di finanziare gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori edili e i professionisti è fondamentale per la crescita dell’economia locale. L’economia prodotta dalle aree metropolitane è fondamentale per il sistema economico. Tuttavia un paese come l’Italia è caratterizzato da una contrapposizione tra la velocità economica e finanziaria delle aree metropolitane e i territori locali. L’economia locale è fondamentale per il sostegno della popolazione. Occorre pertanto creare nuovi istituti di credito a vocazione territoriale anche fuori dal novero delle istituzioni cooperative per andare incontro ai bisogni della popolazione nelle comunità rurali. Il processo di innovazione delle istituzioni bancarie deve continuare nel raggiungimento del vantaggio massimo della popolazione per ottenere un sistema economico nel complesso in grado di affrontare crisi economiche. Il governo quindi accanto al piano per la riforma del sistema bancario fondato su concentrazione nel sistema delle banche cooperative e popolari deve anche prevedere l’istituzione di nuovi local player in grado di andare in contro alle esigenze della popolazione nei territori rurali.

martedì 9 febbraio 2016

Crescere attraverso la convergenza economica



La crisi economia del 2007 avrà una incidenza per almeno un paio di generazioni in Europa in assenza di politiche economiche volte a modificare la strategia di lungo periodo. I modelli di crescita economica risultano essere abbastanza chiari nell’esplicitare le condizioni per l’accesso alla crescita economia di lungo periodo. Tuttavia l’accesso alla tecnologia e al capitale umano necessari per produrre crescita economia di lungo periodo possono essere realizzati soltanto attraverso la predisposizione di processi di accumulazione sostenuti dallo stato. L’economia pubblica può produrre un certo livello di accumulazione necessario per realizzare un processo di crescita economica. I dati mostrano una certa correlazione positiva tra scolarizzazione, investimenti pubblici e prodotto interno lordo pro capite. Per produrre una crescita economica è necessario investire in beni producibili nel lungo periodo come per esempio il capitale relazionale, il capitale sociale. La crisi economica ha riportato al centro del dibattito il ruolo dello Stato nell’economia. In un primo momento il ruolo dello Stato è servito per salvare le banche, le istituzioni finanziarie e i mercati finanziari. Ora è necessario che lo Stato salvi anche la popolazione o almeno parte fondamentale di essa. Le direttrici fondamentali per produrre crescita economica sono costituite da alcuni elementi fondamentali: spesa nel settore dell’istruzione e spesa per ricerca e sviluppo. Sia la spesa in istruzione sia la spesa in ricerca e sviluppo vengono sostenute dallo Stato per quei paesi aventi un reddito pro capite basso. I paesi a reddito pro capite basso hanno difficoltà a realizzare dei processi di accumulazione del capitale. Quando il prodotto interno lordo pro capite è basso la spesa in istruzione ricerca e sviluppo è ridimensionata. IN presenza di redditi bassi i cittadini preferiscono spendere risorse per i beni primari come è per esempio la casa, il vestiario e l’alimentazione. Il reddito delle famiglie da spendere per l’istruzione e per la ricerca e sviluppo risulta essere ridimensionato. Anche le spese sanitarie possono subire una contrazione in presenza di una crisi economico-finanziaria. Lo Stato è l’unico operatore economico in grado di portare istruzione e ricerca e sviluppo nelle aree caratterizzate da redditi bassi. L’Unione Europea è caratterizzata da aree e economiche e finanziaria  diversa velocità. In modo particolare è necessari considerare la capacità differenziata dei territori di reagire rispetto ad un medesimo fenomeno di carattere economico. Alcune aree dell’Unione Europea potrebbero essere entrate in una fase epocale di ristagno economico e finanziario, in una sorta di nuovo medio evo. La politica europea deve essere volta alla crescita economia ma anche al tema della convergenza. La convergenza economica può essere realizzata attraverso degli investimenti realizzati dallo Stato nel settore dell’istruzione e della ricerca e sviluppo.
Politiche economiche a favore dell’istruzione
L’istruzione è un elemento fondamentale per produrre valore aggiunto in una economia fondata sulla conoscenza ovvero sul sapere scientifico, sulle competenze. Incrementare il livello dell’istruzione della popolazione è fondamentale per innescare dei processi di crescita economica di lungo periodo. Le politiche economiche in favore dell’istruzione possono essere realizzate sia attraverso un investimento di carattere infrastrutturale nelle scuole sia attraverso delle politiche di sostegno al reddito delle famiglie. La crescita economia è stata accompagnata da un incremento dell’abbandono scolastico. L’abbandono scolastico è associato a fenomeni negativi come per esempio l’aumento del tasso di criminalità, l’erosione del capitale sociale, la riduzione della effettività dell’ordinamento dello stato. Le politiche economiche in favore dell’istruzione possono prevedere delle riduzioni fiscali per le famiglie impegnate nei processi di educazione dei figli. L’incremento delle borse di studio può portare ad un miglioramento del capitale umano. L’Unione Europea può predisporre un piano autonomo scolastico per incrementare la presenza delle scuole e per innalzare il tasso di formazione nelle aree critiche del territorio europeo. Occorre inoltre considerare che la trasformazione dell’economia verso il sistema dei servizi ha portato alla crescita di un ulteriore bisogno della classe lavoratrice: la formazione professionale permanente. La formazione professionale consente di migliorare la condizione del lavoratore nell’azienda e può essere un elemento in grado di produrre una maggiore capacità produttiva anche creativa nell’impresa. L’istruzione sia scolastica, sia universitaria e professionale ha un impatto positivo sulla crescita del valore del capitale umano e quindi sul valore aggiunto prodotto nell’economia.
Politiche economiche per la ricerca e sviluppo
Il settore della ricerca e sviluppo è indicativo anche del valore del capitale umano presente all’interno del sistema economico. La presenza di ricerca e sviluppo mostra la presenza di un capitale umano qualificato abile nella produzione di scienza e tecnologia. Nei paesi aventi un reddito pro capite basso la ricerca e sviluppo viene svolta in maggior parte dallo Stato attraverso gli enti della pubblica amministrazione predisposti. L’impatto della ricerca e sviluppo sull’economia del territorio è tale da poter introdurre elementi di internazionalizzazione, industrializzazione e orientamento all’economia dei servizi. L’entrata nella quarta rivoluzione industriale caratterizzata dalla centralità dei processi informatici rispetto alle componenti meccanici e elettronici consente di ridurre il costo di impianto di centri di ricerca e sviluppo sia pubblici sia privati. Lo sviluppo di un mercato per la compravendita dei progetti di ricerca anche brevettati può portare ad una crescita dell’offerta di beni prodotti.  Tuttavia il valore della ricerca e sviluppo nell’economia di molti territori delle regioni europee è basso. L’intervento dello Stato nella ricerca diviene l’unica possibilità per incrementare il valore del capitale umano presente in alcuni territori. Il Sud Italia ha un valore basso della spesa per abitante in ricerca e sviluppo. L’Eurostat ha realizzato un database con il valore della spesa in ricerca e sviluppo pro capite. La Campania è la prima regione italiana per valore della spesa in ricerca e sviluppo nell’ambito dell’Unione Europea con un valore pari a 225,5 euro. La Sicilia è al 284 posto su 414 regioni classificate nel sistema NUTS 2 per spesa in ricerca e sviluppo con un valore pari a 155,8 euro. La Sardegna è al 289 posto per  spesa in ricerca e sviluppo pro capite con un valore pari a 153,5 euro; la Puglia è al 298 posto con un valore pari a 143,2, la Basilicata al 318 posto con un valore pari a 106,4 euro; la Calabria è al 332 posto con un valore pari a 89,5 euro. Per le regioni considerati è necessario intervenire attraverso degli strumenti pubblici per migliorare sia l’istruzione sia la ricerca e sviluppo.



GEO/TIME
2013
1
Prov. Brabant Wallon
4.342,4
2
Hovedstaden
2.790,3
3
Braunschweig
2.730
4
Stuttgart
2.632,5
5
Trøndelag
2.585,5
6
Stockholm
2.465,6
7
Oslo og Akershus
2.350,1
8
Oberbayern
2.186,7
9
Östra Sverige
2.072,8
10
Helsinki-Uusimaa
1.925,5
11
Baden-Württemberg
1.862,2
12
Nordjylland
1.820
13
Tübingen
1.709,4
14
Wien
1.687,7
15
Steiermark
1.653,5
16
Karlsruhe
1.633,5
17
Västsverige
1.579,3
18
Île de France
1.561,6
19
Île de France
1.561,6
20
Östra Mellansverige
1.547,2
21
Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire
1.535,7
22
Prov. Vlaams-Brabant
1.508,8
23
Sweden
1.507,6
24
Sydsverige
1.492,3
25
Südösterreich
1.420,4
26
Cheshire
1.419,9
27
Mittelfranken
1.409,2
28
Darmstadt
1.400,3
29
Danmark
1.392,8
30
Denmark
1.392,7
31
East Anglia
1.388,1
32
Midi-Pyrénées
1.381,3
33
Södra Sverige
1.350,7
34
Norway
1.286,9
35
Norge
1.286,9
36
Hamburg
1.275
37
Hamburg
1.275
38
Tirol
1.263,2
39
Bayern
1.256,7
40
Manner-Suomi
1.237,5
41
Finland
1.231,7
42
Oberösterreich
1.225,1
43
Bedfordshire and Hertfordshire
1.222,2
44
Bremen
1.192,3
45
Bremen
1.192,3
46
Austria
1.132,4
47
Berlin
1.130,4
48
Berlin
1.130,4
49
Inner London (NUTS 2010)
1.129,8
50
Luxembourg
1.127,9
51
Luxembourg
1.127,9
52
Luxembourg
1.127,9
53
Hessen
1.121,3
54
Prov. Antwerpen
1.108,2
55
Länsi-Suomi
1.092,4
56
Övre Norrland
1.082,8
57
Utrecht
1.074,5
58
Westösterreich
1.068,3
59
Köln
1.053,3
60
East of England
1.048,8
61
Ostösterreich
1.046,4
62
Noord-Brabant
1.026,1
63
Japan
1.010,2
64
Vestlandet
996,8
65
Germany (until 1990 former territory of the FRG)
972,1
66
Pohjois- ja Itä-Suomi
950,4
67
Rheinhessen-Pfalz
937,4
68
Midtjylland
935
69
Région de Bruxelles-Capitale / Brussels Hoofdstedelijk Gewest
927,5
70
Région de Bruxelles-Capitale / Brussels Hoofdstedelijk Gewest
927,5
71
Kärnten
912,3
72
Vlaams Gewest
904,4
73
Zuid-Nederland
890,9
74
Rhône-Alpes
887,2
75
Niedersachsen
884,2
76
Groningen
877
77
Trier
871,9
78
Freiburg
870,3
79
Hampshire and Isle of Wight
869,5
80
Prov. Oost-Vlaanderen
862,5
81
Belgium
855,2
82
Gloucestershire, Wiltshire and Bristol/Bath area
851,6
83
Noord-Holland
841,8
84
Centre-Est (FR)
834,3
85
Nord-Norge
832,4
86
Dresden
829,6
87
South East (UK)
828,9
88
West-Nederland
821,1
89
Sud-Ouest (FR)
820,9
90
South Korea
812,2
91
Unterfranken
805,7
92
Praha
803,8
93
Etelä-Suomi
802,4
94
Zuid-Holland
782,6
95
Herefordshire, Worcestershire and Warwickshire
760,4
96
Netherlands
759,5
97
Gelderland
758,7
98
Provence-Alpes-Côte d'Azur
754,7
99
Hannover
751
100
Région wallonne
743,6
101
France
724,2
102
Gießen
709,8
103
Sør-Østlandet
701,9
104
Sachsen
693,3
105
Chemnitz
690,4
106
North Eastern Scotland
686,4
107
Agder og Rogaland
681,8
108
Iceland
673,3
109
Ísland
673,3
110
Ísland
673,3
111
Southern and Eastern
673,1
112
Salzburg
671,1
113
Eastern Scotland
669,5
114
Méditerranée
667,6
115
Vorarlberg
663,4
116
Rheinland-Pfalz
663,1
117
Derbyshire and Nottinghamshire
662,1
118
Nordrhein-Westfalen
657,8
119
Franche-Comté
651,9
120
Detmold
642
121
Oost-Nederland
640,8
122
Norra Sverige
635,9
123
Provincia Autonoma di Trento
633,2
124
Euro area (19 countries)
620,2
125
Zahodna Slovenija (NUTS 2010)
618,7
126
Düsseldorf
616,4
127
País Vasco
610,1
128
Ireland
600,4
129
Éire/Ireland
600,4
130
Limburg (NL)
593,3
131
Auvergne
585,2
132
Oberfranken
584,8
133
Kassel
584,8
134
North Yorkshire
579,1
135
Languedoc-Roussillon
578,6
136
Småland med öarna
571,8
137
Piemonte
568,7
138
Bratislavský kraj
566,2
139
European Union (28 countries)
542
140
Lazio
539,3
141
Bretagne
539
142
Emilia-Romagna
538,5
143
Comunidad de Madrid
535,4
144
Comunidad de Madrid
535,4
145
United Kingdom
532
146
London
529,5
147
Surrey, East and West Sussex
527,4
148
Thüringen
522,8
149
Thüringen
522,8
150
Alsace
507,4
151
Norra Mellansverige
501,9
152
Niederösterreich
500,3
153
Comunidad Foral de Navarra
496,4
154
Overijssel
490,4
155
Arnsberg
487,5
156
East Wales
486,7
157
Nord-Ovest
483
158
Leipzig
478,5
159
South West (UK)
477,6
160
Flevoland
474,7
161
Prov. West-Vlaanderen
465,1
162
Lombardia
463,6
163
Scotland
462,7
164
Saarland
457,2
165
Saarland
457,2
166
Slovenia
454,1
167
Slovenija
454,1
168
East Midlands (UK)
453,4
169
Aquitaine
450,9
170
Est (FR)
449,2
171
Noreste (ES)
448,2
172
Noord-Nederland
446
173
Centre (FR)
436,7
174
Schwaben
435,9
175
Nord-Est
433,8
176
West Midlands
433,6
177
West Midlands (UK)
431
178
Friuli-Venezia Giulia
430,1
179
Schleswig-Holstein
420,7
180
Schleswig-Holstein
420,7
181
Mecklenburg-Vorpommern
418,5
182
Mecklenburg-Vorpommern
418,5
183
Centro (IT)
416
184
Syddanmark
413,6
185
North West (UK)
411,6
186
Prov. Liège
405,9
187
Essex
403,8
188
Border, Midland and Western
402,8
189
Jihovýchod
401,4
190
Merseyside
400,8
191
Haute-Normandie
400,2
192
Ouest (FR)
398,9
193
Cataluña
395,8
194
Liguria
391,8
195
Northern Ireland (UK)
384,4
196
Northern Ireland (UK)
384,4
197
Área Metropolitana de Lisboa
374,9
198
Brandenburg
374,5
199
Brandenburg
374,5
200
Prov. Limburg (BE)
371,9
201
Toscana
368,9
202
Leicestershire, Rutland and Northamptonshire
352,4
203
Italy
351,6
204
Pays de la Loire
351,3
205
Hedmark og Oppland
344,8
206
Bassin Parisien
344,5
207
Picardie
343,5
208
Sachsen-Anhalt
338,4
209
Sachsen-Anhalt
338,4
210
Veneto
337,5
211
Kent
333,3
212
Basse-Normandie
327,9
213
Mellersta Norrland
318,6
214
Münster
317,2
215
Prov. Hainaut
315,3
216
Vzhodna Slovenija (NUTS 2010)
305,7
217
Lorraine
301,4
218
Este (ES)
298
219
West Yorkshire
294,5
220
Közép-Magyarország
292,3
221
Közép-Magyarország
292,3
222
South Western Scotland
290,9
223
Strední Cechy
288,7
224
Czech Republic
285
225
Ceská republika
285
226
Northumberland and Tyne and Wear
280,8
227
Sjælland
278,5
228
Spain
278,5
229
Yorkshire and The Humber
275
230
Bourgogne
263,1
231
Wales
261,6
232
Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen
258,2
233
Mazowieckie
256,9
234
Lüneburg
254,7
235
North East (UK)
253
236
Estonia
247
237
Eesti
247
238
Eesti
247
239
Friesland (NL)
244,1
240
Limousin
242,6
241
Poitou-Charentes
241,8
242
Nord - Pas-de-Calais
236,6
243
Nord - Pas-de-Calais
236,6
244
South Yorkshire
236,1
245
Weser-Ems
235
246
Burgenland (AT)
234,9
247
Greater Manchester
230,9
248
Campania
225,5
249
Continente
223,7
250
Aragón
222,7
251
Lancashire
219,9
252
Tees Valley and Durham
219,4
253
Koblenz
215,7
254
Portugal
215,4
255
Dorset and Somerset
213,1
256
Jihozápad
212,7
257
Castilla y León
210,8
258
Champagne-Ardenne
210,3
259
Attiki
209,2
260
Attiki
209,2
261
Marche
208,1
262
Abruzzo
206,6
263
Zeeland
205,4
264
Devon
202,7
265
Umbria
201,3
266
Drenthe
200,7
267
Comunidad Valenciana
200,2
268
Region Centralny
194,8
269
La Rioja
192,3
270
Kriti
191,7
271
Prov. Namur
191,5
272
Norte
187,1
273
Cantabria
186,5
274
Highlands and Islands
186,5
275
Centro (PT)
179,4
276
Severovýchod
176,9
277
Andalucía
175,3
278
Sud
174,2
279
Noroeste (ES)
172,5
280
Principado de Asturias
172,1
281
Galicia
169,7
282
Sur (ES)
169,5
283
Strední Morava
159
284
Sicilia
155,8
285
Cumbria
155,6
286
Isole
155,2
287
Shropshire and Staffordshire
154,7
288
Región de Murcia
153,7
289
Sardegna
153,5
290
Malta
152,5
291
Malta
152,5
292
Malta
152,5
293
Centro (ES)
150,9
294
Moravskoslezsko
148,8
295
Molise
147,1
296
Départements d'outre-mer (NUTS 2010)
145,7
297
Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste
145,5
298
Puglia
143,2
299
Hungary
142,8
300
Åland
140,3
301
Åland
140,3
302
Bucuresti - Ilfov
137
303
Outer London (NUTS 2010)
136,3
304
Greece
133,3
305
Nisia Aigaiou, Kriti
132,4
306
West Wales and The Valleys
129,6
307
Malopolskie
119,5
308
Dytiki Ellada (NUTS 2010)
117,7
309
Extremadura
117,7
310
Ipeiros (NUTS 2010)
114,6
311
Slovakia
112,9
312
Slovensko
112,9
313
Lithuania
111,9
314
Lietuva
111,9
315
Lietuva
111,9
316
Közép-Dunántúl
111,3
317
China (except Hong Kong)
106,6
318
Basilicata
106,4
319
Kontinentalna Hrvatska
103,8
320
Yugozapaden
103,4
321
Voreio Aigaio
102,4
322
Pomorskie
98,4
323
Cyprus
96,8
324
Kypros
96,8
325
Kypros
96,8
326
Canarias (ES)
96,5
327
Canarias (ES)
96,5
328
Castilla-la Mancha
96,2
329
Kentriki Makedonia (NUTS 2010)
96,1
330
Podkarpackie
90,5
331
Poland
90,3
332
Calabria
89,5
333
Region Poludniowy
88,6
334
Dél-Alföld
85,3
335
Észak-Alföld
83,4
336
Croatia
83,2
337
Hrvatska
83,2
338
Voreia Ellada (NUTS 2010)
82,8
339
Dunántúl
82
340
Kentriki Ellada (NUTS 2010)
80,9
341
Lincolnshire
80,1
342
Illes Balears
78,4
343
Corse
77,6
344
Nyugat-Dunántúl
77,5
345
Turkey
77,3
346
Dolnoslaskie
75,3
347
Alföld és Észak
72,7
348
Stredné Slovensko
70,5
349
Anatoliki Makedonia, Thraki (NUTS 2010)
69,1
350
Latvia
69,1
351
Latvija
69,1
352
Latvija
69,1
353
Wielkopolskie
69,1
354
Macroregiunea trei
69,1
355
Thessalia (NUTS 2010)
67,7
356
Alentejo
67,2
357
Slaskie
66,2
358
Yugozapadna i yuzhna tsentralna Bulgaria
64,8
359
Lódzkie
64,2
360
Dytiki Makedonia (NUTS 2010)
62,4
361
Sterea Ellada (NUTS 2010)
62,3
362
Region Poludniowo-Zachodni
61,3
363
Algarve
59,4
364
Region Wschodni
55,1
365
Region Pólnocny
54,8
366
Východné Slovensko
54,8
367
Região Autónoma da Madeira (PT)
53,1
368
Região Autónoma da Madeira (PT)
53,1
369
Dél-Dunántúl
52,7
370
Prov. Luxembourg (BE)
52
371
Peloponnisos (NUTS 2010)
51,9
372
Região Autónoma dos Açores (PT)
51,6
373
Região Autónoma dos Açores (PT)
51,6
374
Region Pólnocno-Zachodni
49,5
375
Észak-Magyarország
45,7
376
Lubelskie
44,7
377
Západné Slovensko
43,9
378
Cornwall and Isles of Scilly
43,9
379
Notio Aigaio
43,1
380
Podlaskie
41,7
381
Jadranska Hrvatska
41,6
382
Severozápad
40,7
383
Ionia Nisia (NUTS 2010)
38,7
384
Bulgaria
36,6
385
Serbia
34,7
386
Romania
27,9
387
Warminsko-Mazurskie
27
388
Swietokrzyskie
26,5
389
Kujawsko-Pomorskie
26,3
390
Zachodniopomorskie
26
391
Lubuskie
22,3
392
Ciudad Autónoma de Melilla (ES)
20,9
393
Vest
20,4
394
Montenegro
20,3
395
Crna Gora
20,3
396
Crna Gora
20,3
397
Nord-Vest
19,8
398
Opolskie
19,6
399
Sud - Muntenia
19,3
400
East Yorkshire and Northern Lincolnshire
19,3
401
Severoiztochen
15,9
402
Macroregiunea patru
14,8
403
Macroregiunea unu
14,7
404
Nord-Est
13,6
405
Ciudad Autónoma de Ceuta (ES)
11,7
406
Sud-Vest Oltenia
9,8
407
Macroregiunea doi
9,5
408
Severna i yugoiztochna Bulgaria
9,2
409
Centru
9
410
Yuzhen tsentralen
8,6
411
Yugoiztochen
7,9
412
Severozapaden
6,6
413
Severen tsentralen
5,9
414
Sud-Est
4,2