martedì 19 gennaio 2016

Il prezzo basso del petrolio vanifica le politiche ambientali

 
“Considerata l’entità delle scorte di greggio i prezzi scenderanno ancora nel corso del 2016, magari anche sotto i 20 dollari. Gli stessi prezzi creeranno però gli incentivi per un maggiore consumo di petrolio (un colpo forte agli accordi di Parigi del dicembre 2015 sul cambiamento climatico) L’andamento delle scorte determinerà la velocità della ripresa dei prezzi. I paesi Opec hanno al momento una “spare capacity” di circa 1,7 milioni di barili al giorno (piuttosto bassa). Al contrario paesi non Opec non hanno nessuna “spare capacity”.
La crescita dei consumi resa possibile dai prezzi bassi e dalla ripresa economica porterà a un esaurimento delle scorte nel 2017 ed è ragionevole prevedere a partire dal quel momento un aumento consistente dei prezzi. Se l’economia tornerà a crescere a ritmi sostenuti, il 2018 si preannuncia come l’anno di un nuovo squilibrio. L’industria conterà meno protagonisti degli anni passati e sarà interessata, prima di tutto, a rifarsi delle perdite subite a partire dal 2015.” (Jacopo Brilli)

I bassi prezzi del petrolio consentono all’economia dei paesi in via di sviluppo di ottenere le risorse fondamentali per accedere ad un processo di crescita economica fondata sulla centralità dell’industria. I bassi prezzi del petrolio possono portare ad un incremento del tasso di industrializzazione dei paesi asiatici ed africani. Il prezzo del greggio contrasta le politiche ambientali e può portare alla realizzazione di impianti inquinanti. I nuovi giacimenti resi possibili dalle nuove tecnologie di estrazione inducono ad una marginalizzazione del medio-oriente. Il basso prezzo del petrolio può portare ad una riduzione degli investimenti per la ricerca di nuovi sistemi energetici alternativi. Il caso del petrolio dimostra come la difficoltà di realizzare una politica globale applicata alle materie possa produrre delle distorsioni dei prezzi anche paradossali. Nel mercato delle commodities, come nel mercato delle contrattazioni volte alla creazione di nuove istituzioni, il principio della forza trova piena applicazione anche in un contesto dialogico a fondamento quasi-democratico.
Il basso prezzo del petrolio avvantaggia i paesi di nuova industrializzazione
Il basso prezzo del petrolio avvantaggia i paesi di nuova industrializzazione. I paesi asiatici e africani approdati alla produzione industriale possono trovare nel basso prezzo del petrolio una ulteriore spinta competitiva rispetto alla crescita della capacità produttiva installata. La percentuale di prodotti industriali realizzati nei paesi africani ed asiatici può incrementare attraverso il prezzo basso del petrolio. Il prezzo basso del petrolio è una politica economica di sostegno nei confronti dei paesi di nuova industrializzazione operante come un sussidio alla predisposizione di nuovi impianti e stabilimenti. I paesi africani ed asiatici hanno la possibilità di puntare sulla produzione industriale per potere ridurre il gap di prodotto interno lordo rispetto ai paesi occidentali.
Il prezzo basso del petrolio contrasta con le politiche ambientali.
La globalizzazione è orientata verso il raggiungimento di una fase “green”. I movimenti politici a base associativa e anche partitico-politica, gli Stati, hanno indirizzato l’economia globale verso la riduzione delle emissioni inquinanti. Il prezzo basso del petrolio vanifica le previsioni di politica economica ambientale. Gli incentivi previsti dagli stati per procedere alla conversione del sistema produttivo sono disattivati dalla convenienza ad acquistare petrolio in quantità copiose. Le emissioni sono destinate a crescere soprattutto nei paesi asiatici ed africani. Il prezzo del greggio è un sussidio all’inquinamento.
Le nuove tecnologie estrattive ampliano l’offerta del mercato del petrolio.
Le nuove tecnologie estrattive consentono di ampliare l’offerta del petrolio. La legge di Say afferma: l’offerta produce la domanda. La domanda di petrolio è fomentata dal basso prezzo. L’allarmismo delle istituzioni volto ad affermare la necessità di un utilizzo moderato del petrolio in vista di una riduzione dei giacimenti estraibili sembra superata nei fatti dalla condizione del mercato petrolifero. Le nuove tecnologie possono portare ad una espansione del mercato del petrolio senza precedenti. Il petrolio è candidato a sostenere la fase nuova di globalizzazione attraverso la produzione energetica applicata sia ai paesi asiatici sia ai paesi africani.
La marginalizzazione del medio-oriente nella produzione petrolifera.
I nuovi metodi estrattivi rendono possibile la realizzazione di nuovi impianti e giacimenti competitivi rispetto al medio-oriente. L’incremento dell’offerta grazie alle nuove tecnologie estrattive può portare ad un abbassamento strutturale del prezzo del petrolio al di sotto della media di settore. La marginalizzazione del medio-oriente sotto il punto di vista petrolifero prodotta da un abbassamento del prezzo del petrolio può portare ad una condizione di incertezza e instabilità nella regione. Fenomeni reattivi a livello politico istituzionale possono aggravare la situazione economica delle popolazione mediorientali.
Il basso prezzo del petrolio può portare alla riduzione degli investimenti nella ricerca di altre forme di energia
Il basso prezzo del petrolio è disincentivante rispetto alla possibilità di realizzare degli investimenti produttivi nel settore della ricerca di nuove forme di energia alternative. L’accesso di nuovi paesi all’industrializzazione, a livelli di benessere e di civiltà elevati, rende necessario procedere con la crescita della fornitura di energia. La ricerca di forme di energia alternativa al petrolio è stata sostenuta dal prezzo del greggio. Maggiore il prezzo del greggio maggiore l’investimento nella ricerca di forme alternative al petrolio. Il basso costo del petrolio riduce anche la possibilità di realizzare delle forme di investimento profittevoli in energie alternative.
Il protagonismo statunitense nella produzione di petrolio
Gli Stati Uniti hanno deciso di iniziare l’esportazione del petrolio estratto con le nuove tecnologie. La crescita dell’esportazione degli statunitensi porta ad un aumento dell’offerta petrolifera globale. Il governo del prezzo del petrolio a livello mondiale sembra orientato ad una politica della forza. I luoghi prestabiliti per il controllo del mercato petrolifero appaiono superati dall’attivismo americano. Le tecnologie nuove rese disponibili possono portare alla creazione di nuovi stabilimenti estrattivi. Le conseguenze ambientali e geo-politiche possono essere anche devastanti.
Rendite di posizione nuove
La possibilità di esportare il petrolio da parte degli USA può velocizzare il processo di industrializzazione dell’Africa occidentale. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere africane può portare ad una crescita ulteriore della produzione petrolifera. Il mercato del petrolio è in una fase di ristrutturazione. I nuovi player attraverso l’esportazione costruiscono zone di interesse economico ed acquisiscono nuove rendite di posizione da impiegare a livello politico ed economico. La mappa dei produttori dei paesi maggiori produttori di petrolio può essere cambiata attraverso la crescita dell’offerta.
La global governance dell’energia: raggiungere gli obbiettivi di politica economica attraverso un mercato della CO2
La global governance dell’energia avrebbe dovuto portare ad un cambiamento del sistema energetico globale. L’investimento realizzato in forme alternative avrebbe dovuto portare ad una marginalizzazione del petrolio ed ad una sostituzione con altre strutture. L’idea di uscire da una dipendenza petrolifera globale appare priva di significato. I policy makers, le istituzioni impegnate nella creazione di un sistema economico globale fondato su di una economica sostenibile sembrano avere mancato l’obbiettivo. La crescita dell’offerta petrolifera contrasta con i tanti orientamenti ambientalisti promozionati. Le organizzazioni internazionali devono introdurre nuove strategie per portare i paesi industrializzati e avviati all’industria alla riduzione delle emissioni inquinanti. Il basso prezzo del petrolio è la dimostrazione della scarsa efficienza della regolamentazione in assenza di una struttura di prezzi definita. La creazione di un mercato per la CO2 potrebbe essere una soluzione al problema della crescita dell’inquinamento indotto dal prezzo basso del greggio. Un mercato per la CO2 stabilito attraverso uno strumento di regolazione può riequilibrare il sistema economico e consentire il raggiungimento dell’obbiettivo di crescita economia sostenibile promozionato dalle istituzioni internazionali come fase nuova della globalizzazione verde. 

domenica 17 gennaio 2016

L’euro è parziale senza Stato centrale


Il problema è che non basta creare liquidità, bisogna che questa venga spesa per risollevare la domanda e creare inflazione. Se gli “spiriti animali” di famiglie e imprese non si riprendono, bisognerà fare altre cose: politiche di bilancio espansive, fino, forse, a quello che per alcuni è un “Sacro calice” e per altri un “vaso di Pandora”: spesa pubblica finanziata con creazione di moneta.”


La bassa inflazione accompagnata da un cambiamento del sistema economico in senso strutturale possono portare l’economia verso un periodo di perdurante bassa crescita economica. Il mondo occidentale da essere price maker è stato trasformato in price taker. I prezzi vengono definiti in altri luoghi diversi dall’Europa e dagli Stati Uniti. Le politiche economiche dei singoli stati e delle banche centrali sembrano essere prive della capacità di incidere per realizzare un incremento dell’inflazione. La forte competitività dei mercati asiatici nella produzione industriali accompagnati dalla crescente industrializzazione dei paesi africani crea un contrasta con la capacità residuale della produzione nei paesi occidentali. L’economia dei servizi può essere un elemento di forza del mondo occidentale in grado di salvaguardare la capacità delle imprese e dei lavoratori specializzati di essere price taker. Tuttavia occorre anche individuare un profilo industriale delle settore dei servizi per creare delle organizzazioni in grado di competere a livello internazionale.

La bassa crescita economica: dark age. Il periodo contemporaneo è un periodo buio, oscuro, una dark age. Nel periodo tra il 1950 e il 1973 l’economia occidentale ha vissuto una crescita economica elevata denominata “Golde age”. La fine della golden age caratterizzata da un cambiamento nel contesto internazionale insieme con la modificazione strutturale del sistema di produzione globale con la fine del comunismo sovietico e l’apertura dei mercati asiatici all’industria capitalista ha spostato la produzione di valore aggiunto verso l’oriente. La perdita per l’occidente è stata determinante. La creazione dell’euro ha consentito all’Europa di scacciare gli spettri della guerra e di cercare un processo di competitività all’interno del continente pure minacciato dalla capacità produttiva asiatica. Bassa inflazione, bassa occupazione, bassi tassi di crescita rendono prive di effettività i mix di politica economica fiscale e monetaria pensati per i tempi dell’economia caratterizzati dalla presenza dello “Stato Sovrano”.  La perdita di capacità degli stati europei, a differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti, ha reso il decadimento nella “dark age” ancora più profondo.

Le politiche economiche hanno bisogno di uno stato forte. La scelta di “fare decidere al mercato” può essere penalizzante nei confronti delle produzioni locali, nazionali. Il mercato punta al ribasso dei prezzi, dei salari. L’inflazione rimane bassa in un contesto caratterizzato da bassi prezzi e bassi salari. Il rischio della deflazione è divenuto reale per molti paesi occidentali. Gli economisti liberisti sono pronti ad accettare il ridimensionamento dell’economia occidentale in un contesto di spostamento della produzione in Asia. I liberisti tendono a chiedere una riduzione delle tasse, una riduzione della spesa pubblica accompagnata da una riduzione del debito pubblico per far fronte alla perdita della capacità produttiva occidentale. Tuttavia la riduzione dell’area di operatività dello Stato potrebbe portare all’incremento del divario con i paesi asiatici caratterizzati invece da organizzazioni  Statuali presenti, attive ed operanti anche in senso gerarchico. Gli Stati Uniti sono riusciti ad uscire fuori dalla crisi economica prodotta grazie al ruolo centrale dello Stato insieme ad un protagonismo della banca centrale. L’unione europea è rimasta a tassi di crescita economica bassa pure in presenza di una politica monetaria espansiva della banca centrale. La Fed e la BCE hanno realizzato politiche monetarie espansive con risultati diversi nei due paesi. La differenza nel caso degli Stati Uniti è dovuta alla centralità dello Stato.

Solo uno Stato europeo può realizzare delle politiche economiche europee. La capacità dell’Unione Europea di mettere in atto con successo delle politiche economiche efficaci dipende dalla capacità di organizzare uno Stato in senso moderno. L’idea di guidare la globalizzazione attraverso il diritto informale, attraverso il libertarismo giudirico, dove sono le imprese a “dettare legge” negli scambi ha prodotto degli effetti negativi a livello globale. Gli Usa sono riusciti a mitigare gli effetti deleteri del libertarismo giuridico applicato alla globalizzazione grazie alla centralità dello Stato. L’Ue ha subito il libertarismo giuridico delle grandi compagnie, delle imprese e delle banche per la mancanza di una organizzazione Stato in senso moderno caratterizzato dalla condizione “superiorem non recognoscens”. La creazione di uno Stato Europeo può avvenire attraverso la messa in comune dei bilanci dei singoli stati facenti parte dell’Unione Europea. L’ordinamento gerarchico è fondamentale per riconoscere un ordinamento a forte connotazione statale in Europa. Solo uno Stato Europeo può portare alla realizzazione di politiche economiche in grado di agire sui prezzi e sui salari nel governo delle determinanti fondamentali dell’inflazione e dell’occupazione.  

I nazionalisti chiedono politiche che solo uno Stato Europeo può realizzare. I nazionalisti europei, francesi, italiani soprattutto chiedono molto spesso un ritorno alla centralità dell’Europa nel contesto internazionali. Tuttavia l’unica forza in grado di produrre una politica economica di dominio nell’Europa è lo Stato Europeo. Il nazionalismo statuale a fondamento comunitario dovrebbe avere come centro di attività lo Stato Europeo.

Una banca centrale monca. La Banca Centrale Europea risulta essere monca. Una Banca Centrale ha bisogno di una controparte statuale in grado di realizzare delle politiche anche di opposizione e di contrasto con le politiche economiche monetarie realizzate dalla Banca Centrale. Negli Stati Uniti la Fed ha il Governo degli Stati Uniti come soggetto dialogante. In Europa la BCE manca di una controparte in grado anche di realizzare una contrapposizione verso le politiche monetarie centrali. Il progetto di creazione di una moenta unitaria europea deve essere considerato privo di realizzazione in mancanza di uno stato europeo. L’euro è di fatto uno strumento ma riuscito, o almeno riuscito a metà. L’euro funziona bene per il sistema bancario e tuttavia manca dell’altra dimensione per potere essere completo: una politica economica fiscale esercitata da uno Stato in grado di operare con autorità e gerarchica nell’ordinamento giuridico.

Ubi Central Bank Ibi Central Government. L’euro sarò completo solo quando sarà presente uno Stato Centrale. Una Banca Centrale ha bisogno di un governo centrale per poter esprimere a pieno le politiche economiche. La contrapposizione, anche il conflitto, tra banca centrale e Governo è fondamentale per la crescita del sistema economico e per l’effettività delle politiche economiche in grado di agire sulle determinanti macroeconomiche fondamentali come inflazioni, occupazione, tassi di cambio. L’euro potrà trovare compimento solo nella realizzazione di uno stato centrale europeo per la realizzazione di politiche economiche volte al governo delle variabili macroeconomiche.




I servizi compensativi rispetto alla produzione industriale

“[…] il livello di produzione industriale pre-crisi (quello dell’aprile 2008) sarà toccato di nuovo nel 2034, tra poco più di 18 anni. Un obiettivo più alla portata del sistema Italia è il ritorno al livello della produzione industriale prevalente prima della crisi dell’euro: con il passo degli ultimi 18 mesi, la produzione industriale tornerà al livello dell’aprile 2011 tra sei anni e mezzo, dunque a metà del 2022.”(Francesco Daveri)


I valori della produzione industriale sembrano essere lontani dai livelli pre-crisi. La probabilità per l’Italia di ritornare ad un livello di produzione industriale precedente al 2008 è prossima a zero. La possibilità di riprendere la produzione industriale è legata alla condizione delle politiche economiche realizzate. La condizione economica italiana sembra mancare di incentivi alla realizzazione di imprese di produzione industriale all’interno di un contesto globalizzato con prezzi dei fattori penalizzanti per i paesi UE. Il cambiamento dell’economia potrebbe in realtà portare ad una crescita del settore dei servizi. I servizi possono più che compensare la perdita eventuale nel settore della produzione industriale.

Il ruolo dell’euro nel cambiamento delle politiche industriali
Gli imprenditori italiani hanno pagato il passaggio all’euro, così come anche la dimensione dei prezzi nella globalizzazione. Tuttavia l’euro e il cambiamento dei prezzi a livello internazionale sembrano delle determinanti irreversibili nel processo di riassestamento della globalizzazione. Il sistema imprenditoriale italiano basatao su piccole e medie imprese in grado di produrre beni di alta qualità a basso prezzo è stato superato dalla globalizzazione.

Una soluzione dimensionale per le imprese di produzione
La produzione industriale italiana può essere preservata attraverso la creazione di global players in grado di competere all’interno del mercato europeo e nell’economia internazionale. Le imprese italiana devono trovare una capacità di competizione nel mercato italiano ed internazionale sulla base dei prezzi di mercato. Il processo di merger and acquisition può aiutare molte piccole e medie imprese a trovare nuove soluzioni per la realizzazione di economie di scala. Tuttavia il lavoro da svolgere nei confronti delle piccole e medie imprese italiane è arduo. Le piccole e medie imprese italiane sono in genere a conduzione familiare e preferiscono in genere detenere il controllo aziendale.

La soluzione offerta dai mercati finanziari
La creazione di mercati finanziari ad hoc per le imprese di produzione può portare alla crescita dei finanziamenti alle imprese. Tuttavia il pregiudizio italiano nei confronti del sistema finanziario limita le possibilità di finanaziamento delle imprese. Le banche hanno difficoltà a sostenere le imprese sia nei processi di produzione industriale all’interno mercato italiano sia nei processi di internazionalizzazione. La presenza di mercati finanziari ad hoc con istituzioni creditizie dedicate può portare ad una crescita dei finanziamenti alle imprese di produzione con un impatto positivo sulla crescita del valore aggiunto. I mercati finanziari possono essere istituiti anche a livello locale. Sarebbe per esempio possibile realizzare un mercato finanziario meridionale. L’organizzazione dei mercati finanziari può essere anche gerarchica con una centralità riconosciuta a Borsa Italiana S.p.a. e la organizzazione contestuale di mercati finanziari dedicati per settore di attività economica. La Consob potrebbe esercitare un potere di controllo sui mercati finanziari esteso anche ai mercati locali con una organizzazione ad hoc. Il processo di finanziamento alle imprese è fondamentale per poter consentire alle aziende di produzione di permanere nel processo di creazione di valore aggiunto.

Il cambiamento dell’economia di produzione
I dati che sono stati elaborati dalla Cia, organizzazione del governo statunitense, evidenziano la ripartizione del prodotto interno lordo dei paesi in tre settori: agricoltura, industria e servizi. Il settore industria è comprensivo anche del settore costruzioni. La Germania ha un valore dell’economia proveniente dall’industria pari al 30% del Pil. Tuttavia la media della produzione di valore aggiunto per il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Francia è pari a circa il 20%. L’Italia ha un valore del prodotto interno lordo derivante dall’Industria pari al 23,4%. Il prodotto interno lordo proveniente dall’industria per l’Italia potrebbe essere ridotto anche di 2-3 punti di Pil nei prossimi anni in assenza di una politica economica incentivante l’industria. Tuttavia la perdita della produzione industriale potrebbe essere compensata dalla crescita del settore dei servizi. Il settore dei servizi in Italia potrebbe essere incrementato di 5-6 punti percentuali per giungere ad un valore vicino all’80%. Il cambiamento dell’economia di produzione verso il settore dei servizi sembra essere una condizione ineluttabile del sistema economico italiano.

L’economia dei servizi nel processo di cambiamento della produzione
L’economia dei servizi ha modificato il volto del sistema economico nel suo complesso. Una parte dei servizi continua ad essere rappresentata da elementi della produzione come nel caso dell’esternalizzazione di fasi del processo produttivo. Tuttavia vengono considerati come servizi se l’azienda decide di produrre attraverso l’acquisto sul mercato alternativo rispetto alla produzione all’interno del sistema aziendale. Una parte dei servizi continua ad essere de facto economia della produzione anche se viene computata nel sistema della contabilità nazionale come produzione di servizi per la vendita delle prestazioni sul mercato.

Gli elementi fondamentali dell’economia dei servizi
Nel 2014 l’economia dei servizi ha prodotto il 74,4 % del Pil italiano. L’economia dei servizi potrebbe crescere di 5,6% per giungere all’80% e più che compensare la perdita di valore aggiunto nel settore della produzione industriale. La crescita del settore dei servizi necessita di un capitale umano qualificato e di strutture organizzative attraverso la crescita della dotazione della cyber-economics. L’Italia per ottimizzare il settore dei servizi dovrebbe investire di più nell’istruzione con particolare attenzione all’istruzione superiore universitaria con corsi di master di I e II livello, scuole di formazione e specializzazione alle professioni, e con un processo continuo di facilitazione dei processi di aggiornamento e di educazione. La prestazione del settore dei servizi ha una caratteristica fondamentale: l’immaterialità. Tuttavia l’immaterialità della prestazione dei servizi è fondata sull’economia della conoscenza, sulla formazione di capitale umano qualificato in grado di conoscere gli aspetti scientifici della produzione, di conoscere almeno due lingue straniere, di avere relazioni anche internazionali. Il settore dei servizi è human-implementing e relational-depending. I servizi tendono a mettere in evidenza il ruolo del “fattore umano” e a dare rilievo alle relazioni tra le persone all’interno di scambi complessi.

Il valore ambientale dei servizi nel contesto della globalizzazione
L’economia dei servizi ha anche la capacità di essere a basso impatto ambientale. Lo sviluppo dell’economia asiatica e dell’economia africana, così come anche dell’economia dei paesi latinoamericani può portare alla crescita delle “fabbriche del mondo” ovvero di luoghi ove la produzione di beni materiali può avvenire a costo basso. L’Europa e gli Stati Uniti hanno costruito il capitalismo con costi ambientali rilevanti. L’economia dei servizi può dare ristoro alla tutela ambientale nei paesi occidentali. L’esperienza dei paesi occidentali può aiutare l’economia dei paesi di nuova industrializzazione ad risolvere anche i problemi ambientali.

La perdita della produzione industriale
La “perdita” della produzione industriale deve essere inserita in un contesto più ampio in grado di cogliere gli elementi fondamentali del processo di cambiamento economico della globalizzazione. La probabilità per i paesi occidentali di competere con i prezzi bassi dei paesi di nuova industrializzazione è nulla. L’economia dei servizi può più che compensare la perdita dell’economia della produzione industriale e portare vantaggi anche in termini di politiche economiche ambientali.



(DATI CIA- GOVERNO USA)
ITALY
GERMANY
UNITED KINGDOM
UNITED STATES
FRANCE
AGRIGOLTURA
2,2
0,7
0,6
1,6
1,7
INDUSTRIA
23,4
30,4
19,9
20,6
19,4
SERVIZI
74,4
68,9
79,5
77,8
78,9


sabato 16 gennaio 2016

Stakeholders attivi nella gestione bancaria

Quanti investitori tra quelli colpiti dal salvataggio delle quattro banche sapevano cosa sono le obbligazioni subordinate? Quanti sapevano dei rischi che comportano, non solo in caso di fallimento, ma anche di salvataggio? Individuare le responsabilità delle banche e delle autorità in questi casi specifici è doveroso. Tuttavia, per il futuro è ancora più importante che ci sia l’impegno a migliorare l’informazione che viene data ai clienti. Speriamo in bene.”( Angelo Baglioni)


La realizzazione del bail-in è una politica economica della regolamentazione del sistema bancario in grado di creare delle difficoltà agli stakeholders bancari di maggiore rilievo. Il bail in prevede in caso di dissesto finanziario della banca l’intervento prima degli azionisti, seguiti dai detentori di obbligazioni subordinate, dagli obbligazionisti ordinari e dai correntisti oltre i 100.000,00 euro. La norma è volta a ridurre l’intervento da parte dei governi nei salvataggi bancari e affida ai maggiori stakeholder bancari il salvataggio dell’istituti di credito. La disciplina sembra avere una impostazione volta a impegnare gli stakeholder nel tentativo di superare le asimmetrie informative con la banca. Il riconoscimento del ruolo degli obbligazionisti subordinati, degli obbligazionisti ordinari e dei depositanti qualificati rende necessario un processo di riorganizzazione bancaria dell’attività di controllo. L’attribuzione di responsabilità finanziarie in caso di fallimento bancario deve essere accompagnata dalla previsione di assemblee per categorie di stakeholders per l’esercizio di un potere di controllo sulla gestione bancaria volto alla eliminazione delle probabilità di manifestazione di una crisi e per l’ottenimento di elevati livelli di stabilità finanziaria aziendale. Inoltre è necessario introdurre una valutazione del funzionamento delle assemblee interne alla banca in caso di fallimento con penalities previste dall’ordinamento.
Il bail-in: un approccio di tipo stakeholder. Il legislatore comunitario ha adottato un approccio di tipo stakeholder nella individuazione dei soggetti impegnati per la soluzione delle crisi bancarie. L’approccio stakeholder può consentire una socializzazione delle crisi finanziarie bancarie. Gli stakeholder bancari hanno interesse a seguire le vicende economico-finanziarie dell’istituto di credito e ad esercitare una forma di controllo. Tuttavia l’esercizio dello stake deve avvenire all’interno di organismi statutari disciplinati per legge e partecipanti all’esercizio dell’attività di controllo e managament bancario. La scelta del bail-in deve essere accompagnata da un processo di novazione delle istituzioni di diritto societario bancario secondo il principio “un’assemblea per uno stake”. La legge dovrebbe prevedere per ogni gruppo di stakeholders una organizzazione assembleare per l’esercizio dei diritti dei titoli sottoscritti e per l’esercizio di un potere di controllo e di monitoraggio dell’attività bancaria. Il legislatore nell’esercizio della logica del bail-in può istituire l’assemblea dei detentori di obbligazioni subordinate e l’assemblea dei risparmiatori con più di 100.000 euro di depositi sul modello dell’assemblea degli obbligazionisti ordinari. La creazione di assemblee sia per i sottoscrittori di obbligazioni subordinate che per i detentori di risparmi superiori a 100.000 euro può consentire di avere maggiore controllo interno nell’esercizio dell’attività bancaria e ridurre i rischi di un default eventuale attraverso l’incremento della consapevolezza della gestione bancaria presso gli stakeholders.
La centralità degli azionisti. La scelta del legislatore può essere sottoposta a qualche critica. Gli azionisti sono chiamati ad esercitare un ruolo di controllo e governance della banca. I detentori del capitale azionario possono votare per il consiglio di amministrazione e hanno delle responsabilità dirette rispetto all’andamento economico-finanzario dell’istituto di credito. La centralità della responsabilità degli azionisti in caso di fallimento bancario appare evidente. L’azione è uno dei titoli più noti al grande pubblico dei risparmiatori e degli investitori.  L’azionista è uno stakeholder in grado di partecipare a pieno alla vita dell’istituzione bancaria grazie alla presenza dell’assemblea degli azionisti e alla realizzazione dei strategie volte al controllo del management bancario.
Il rischio per i detentori di obbligazioni subordinate. I detentori di obbligazioni subordinate sono chiamati ad intervenire nel caso di default bancario dopo gli azionisti in caso di bail-in. Il rischio della detenzione di obbligazioni subordinate è alto. I sottoscrittori di obbligazioni subordinate possono ottenere tutela attraverso l’organizzazione prevista per legge di una assemblea per i detentori. L’assemblea per gli obbligazionisti subordinati può rendere noto ai sottoscrittori il profilo di rischio dei titoli detenuti e fare una attività di pressione e di lobbying nei confronti dell’assemblea degli azionisti e degli organi di controllo e gestione bancaria per l’ottenimento di garanzie e politiche aziendali in grado di salvaguardare la solvibilità del capitale investito nelle obbligazioni subordinate. L’assemblea dei detentori delle obbligazioni subordinate può avere un ruolo fondamentale per ridurre il rischio di realizzazione di crisi bancarie, per combattere fenomeni di mala gestione e indirizzare l’attività bancaria verso un cammino di progresso aziendale, crescita della solvibilità finanziaria e stabilità.
Il ruolo degli obbligazionisti ordinari. I sottoscrittori di obbligazioni ordinarie hanno la possibilità di esercitare i diritti delle obbligazioni nella sede individuata dal codice civile ovvero costituita dall’assemblea degli obbligazionisti. Gli obbligazionisti ordinari sono tutelati dal legislatori con poteri di intervento e di controllo sulla gestione per difendere lo stake di riferimento.
I titolari di depositi qualificati. I titolari di depositi qualificati superiori a cento mila euro partecipano dei fallimenti bancari dopo gli azionisti, i detentori di obbligazioni subordinate, gli obbligazionisti ordinari. Il ruolo dei titolari di depositi qualificati rischia di essere cruciale nel processo di fallimento bancario. I depositanti qualificati possono ritirare i depositi in caso di default bancario. La probabilità di fallimento bancario aumentano attraverso il coinvolgimento nel bail-in dei depositanti qualificati. I depositanti possono fuggire dalla banca alla prima avvisaglia di mala gestio. I depositanti con risparmi superiori a cento mila euro possono essere organizzati in assemblea per procedere all’esercizio di una funzione di controllo sulla gestione aziendale e prevenire la realizzazione della crisi bancaria. L’assemblea dei depositanti qualificati può essere prevista sul modello dell’assemblea degli obbligazionisti. La partecipazione dei depositanti qualificati al processo di controllo dell’attività bancaria può consentire di ridurre la probabilità di un default dell’istituto di credito.
Il ruolo dello Stato nei fallimenti bancari. L’attività di controllo dell’attività bancaria è assegnata alle banche centrali. In caso di crisi finanziaria la probabilità delle banche centrali di operare come controllori orientati al conseguimento della neutralità di giudizio nell’esercizio delle sanzioni amministrative e organizzativa tende ad essere prossima a zero. Le commistioni tra enti regolati ed ente regolatore sono troppo elevate per l’esercizio delle sanzioni in caso di attività svolte contra legem. Lo Stato può introdurre una magistratura economica come magistratura speciale nei casi bancari e finanziari per l’esercizio di attività giurisdizionale nel campo del diritto bancario e del diritto finanziari in collaborazione con la Banca Centrale con attenzione alla tutela del risparmiatore prevista dalla Costituzione.  



venerdì 15 gennaio 2016

L’impegno Ue nel cambiamento dell’economia mediorientale


Un dato infatti rimane certo anche per il 2016: se non arriverà la pace, in Siria e altrove, altre migliaia di persone sfideranno le politiche di contenimento, cercando scampo con ogni possibile mezzo.” (Maurizio Ambrosini)

La questione dell’immigrazione è un fatto che viene in genere considerato come di politica interna dell’Unione Europea. Gli immigrati provenienti da paesi in guerra sono una forza difficile da arrestare. Le guerre producono rifugiati. La gestione dell’Unione Europea dei rifugiati manca di coordinamento, risorse e piani. L’Unione Europea ha una popolazione sottoposta al problema dell’aging, L’Unione Europea ha bisogno di immigrati. Gli immigrati provenienti da zone di guerre caratterizzati da conflitti tribali vedono nell’Europa una salvezza. La questione dell’odio verso l’occidente sembra caratterizzare le fazioni in lotta per il potere nei paesi mediorientali. La questione mediorientale è un “never ending problem”. Le politiche mediorientali sono fallite. Hanno fallito le politiche di intervento militare. Hanno fallito le politiche di peace keeping. Le popolazioni mediorientali dimostrano una scarsa capacità di emancipazione. L’Unione Europea deve andare avanti nell’esercizio di una attività istituzionale volta alla strutturazione di polizia doganale europea, centri di accoglienza europea, impegno internazionale contro i rifugiati con campi di controllo anche in Turchia e Siria. Politiche economiche culturali, dello sviluppo socio-sanitario possono migliorare i rapporti tra occidente e medioriente.

I dubbi sulle politiche militari internazionali dell’Unione Europea. I migranti fuggono dalla guerra. L’Unione Europea dinanzi al fenomeno migratorio prodotto dalle guerre deve operare sul fronte internazionale e sul fronte interno. A livello internazionale l’Unione Europea può investire nell’impegno militare per eliminare ogni focolare di guerra e procedere alla determinazione di una “pax europea”. La creazione di un esercito europeo, di una aviazione europea, di una marina europea possono essere fondamentali sia per una velocità di intervento predisposta dal Parlamento Europeo sia per dare allo Stato Europeo le caratteristiche di uno stato Occidentale. La situazione politica mediorientale ha un impatto immediato sull’Unione Europea. La risoluzione delle questioni politiche mediorientali deve avvenire anche in dialogo con la Russia e con le organizzazioni internazionali. Il corso dell’intervento militare nel medioriente può essere molto elevato. I vantaggi, anche in caso di successo, possono essere di valore basso. Le guerre dei paesi mediorientali sono dovute a frazionamenti nella compagine politica e di governo all’interno di strutture tribali a forte connotazione religiosa. Le popolazioni del medioriente sembrano essere indifferenti alla crescita economica. Le idee stesse di “esportazione della democrazia” o anche di “imposizione di un modello occidentale” sembrano essere prive di possibilità di attuazione. Sarebbe forse il caso per l’occidente, attraverso il coordinamento di Ue, Usa e anche della Russia di procedere ad un commissariamento di fatto del medioriente, un progetto volto ad evitare la diffusione della violenza nella popolazione, a combattere la povertà, a promuovere la crescita economica, la diffusione della cultura aziendale, l’esistenza dello Stato di diritto. La probabilità di successo di una azione di “protettorato” sembra essere bassa nel medioriente. Politiche militari di “protezione” sono state realizzate in passato con risultati nulli. Occorre quindi realizzare un processo partecipato caratterizzato dal dialogo e dal confronto con le popolazioni, e i governi, nella considerazione del ruolo delle organizzazioni informali nei paesi mediorientali.

Politiche interne dell’Unione Europea. Le politiche economiche interne dell’Unione Europea per difendere il territorio e la popolazione dalle conseguenze negative delle migrazioni devono essere foraggiate sia attraverso la predisposizione di risorse finanzia sia attraverso la realizzazione di organizzazioni in grado di combattere i fenomeni delle migrazioni. L’organizzazione di un corpo di polizia doganale europea è fondamentale per portare a termine con successo l’azione di contrasto alla migrazione. L’Unione Europea deve assumere la dotazione di organizzazioni, di corpi dello stato, in grado di essere operativi rispetto alle politiche stabilite in sede comunitaria. I processi di ripartizione dei migranti tra gli stati, le politiche di finanziamento dei paesi di frontiera, sembrano aver prodotto risultati di livello basso. La creazione di un corpo di polizia doganale dell’Unione Europea volto al controllo delle persone, dei mezzi e delle merci, in autonomia gerarchica e in coordinamento rispetto alle polizie degli altri stati può portare ad incrementare il livello di efficienza delle politiche di contrasto al fenomeno migratorio.

La creazione di centri di accoglienza nel medioriente. L’Unione Europea dovrebbe procedere alla determinazione di centri di accoglienza nei paesi di partenza dei rifugiati o nei paesi dell’area per evitare le partenze degli immigrati. I centri di accoglienza possono essere istituiti in Turchia, in Giordania. I centri devono essere volti alla riconoscimento delle persone in fuga dalla guerra nell’applicazione del diritto internazionale dei migranti. Il coordinamento sul territorio con le forze presenti, la collaborazione con la popolazione, potrebbero essere in grado di esercitare anche una influenza di carattere culturale sui paesi di partenza dei migranti.

Le politiche economiche sociali internazionali dell’Unione Europea. L’Unione Europea può dare origine ad un piano per la realizzazione di politiche economiche sociali volte al combatte l’analfabetismo, a creare strutture socio-sanitarie, a favorire la cultura dell’impresa e dell’artigianato, a rinforzare il sistema scolastico nei paesi mediorientali attraverso il coinvolgimento della popolazione, dei gruppi politici, dei gruppi etnici. L’Unione Europea può portare al miglioramento della condizione di vita della popolazione. La presenza di una politica dell’Innovazione Sociale a livello internazionale può consentire di ridurre i flussi migratori e di incrementare il controllo.


Il prezzo del petrolio. La riduzione del prezzo del petrolio viene considerato come un elemento negativo per i paesi mediorientali. In realtà il prezzo del petrolio basso è un elemento a sostegno delle politiche economiche di industrializzazione dei paesi africani, mediorientali ed asiatici. Il prezzo del petrolio basso consente di acquistare il greggio e dare avvio a processi di industrializzazione. Il medioriente deve trovare una nuova via all’industrializzazione per potere sostenere la crescita economica. La diffusione di una cultura dell’impresa, soprattutto nelle nuove tecnologie, può consentire ai paesi mediorientali di affrontare con successo la riduzione generalizzata del prezzo del petrolio per orientare le economie ad un processo di crescita attraverso la centralità del capitale umano. Il processo di cambiamento dell’economia dei paesi mediorientali può avvenire attraverso la creazione di una classe dirigente nuova in grado di esercitare una funzione di novazione istituzionale e imprenditoriale. 

martedì 12 gennaio 2016

La necessaria dialettica tra banche e mercati


“Si dice spesso che un punto di forza dell’Italia si trova nella consistenza della ricchezza privata, più alta in proporzione al Pil che negli altri paesi europei. Una caratteristica strutturale altrettanto significativa è la presenza di un settore manifatturiero dinamico e aperto al commercio internazionale. Perché i due fattori interagiscano in modo virtuoso per sostenere lo sviluppo, il ruolo delle banche resta fondamentale. La politica europea determina i parametri perché possa essere svolto. Sarebbe un peccato se prevalesse nel sistema bancario la mancanza di coraggio o, peggio ancora, se la debole ripresa italiana finisse vittima della speculazione, favorita da interpretazioni semplicistiche e allarmistiche.” (Massimo Bordignon e Enrico Minelli

Il ruolo delle banche è fondamentale sia nei paesi con un sistema banconcentrico sia nei paesi con maggiore orientamento al mercato. E’ necessario tuttavia considerare che le imprese hanno meno possibilità in un sistema bancocentrico. In un sistema caratterizzato dalla presenza di mercati finanziari e di banche le imprese possono fare riferimento sia ai primi che ai secondi per ottenere forme di finanziamento. In un sistema caratterizzato dalla presenza di sole banche il sistema può fare riferimento alle sole banche. La minore scelta può portare ad una minore tasso di prestiti esercitati nei confronti delle imprese con la riduzione degli elementi disponibili per l’attivo finanzario. Nei sistemi bancocentrici un ruolo fondamentale viene ad essere svolto dagli enti pubblici nel sopperire alla mancata capacità delle banche di procedere a realizzare investimenti sulle piccole e medie imprese e sulle imprese aventi maggiore tensione nei confronti dell’innovazione tecnologica.
La contrapposizione tra banche e mercati finanziari consentono di incrementare il valore del credito disponibile. La contrapposizione tra banche e mercati finanziari viene spesso richiamata come una delle caratteristiche distintive del capitalismo contemporaneo. I sistemi orientati al mercato finanziario vengono contrapposti ai sistemi orientati alla centralità delle banche. La contrapposizione rileva soprattutto per ragioni di stabilità macroeconomica. La presenza di un sistema bancocentrico, soprattutto se caratterizzato da una tipologia di banca in grado di dare credito alle imprese e alle famiglie, può portare ad una maggiore tenuta, una maggiore resilienza del sistema creditizio complessivo. Tuttavia è necessario considerare che sotto il punto di vista dell’economia industriale, o della microeconomia la presenza di un sistema orientato al bancocentrismo con una riduzione considerevole della capacità delle imprese di accedere al mercato finanziario può ridurre il novero dei soggetti ottenenti credito. La minore dotazione creditizia può portare ad una minore capacità delle imprese di investire e di produrre innovazione tecnologica e crescita economica. La capacità delle imprese di scegliere se essere finanziati dalle banche oppure dai mercati finanziari può portare ad una competizione tra banche e mercati e ad una riduzione complessiva del costo del credito.
Il protagonismo delle imprese nei mercati finanziari. I mercati finanziari tendono a produrre un numero elevato di imprese di grandi dimensioni. Le imprese possono essere protagoniste nei mercati finanziari e ottenere, attraverso la sottoscrizione delle azioni, quantitativi notevoli di risorse da investire nella crescita dell’impresa. I sistemi bancari riescono a puntare su dinamiche di carattere relazionale, a conservare i rapporti all’interno di una comunità, eppure hanno una capacità bassa di realizzare, di rendere concrete delle imprese di grandi o grandissime dimensioni. I sistemi bancocentrici hanno in genere delle dimensioni inferiori rispetto a quelle dei sistemi costituite nei mercati finanziari. In un contesto globale orientato alla competizione avere delle imprese di grandi dimensioni in grado di operare nei mercati internazionali con una grande capacità competitiva può essere un driver fondamentale per lo sviluppo economico. Il capitalismo italiano incontra nel sistema bancario un limite molto forte allo sviluppo delle imprese. Ma cosa ancora pià grave, le banche a volte limitano anche la capacità delle persone di avere accesso a un sistema di credito in grado di sostenere la formazione, l’avviamento di una capacità professionale, l’acquisto di una abitazione.
Il ruolo dello Stato nei sistemi bancocentrici. I sistemi bancocentrici caratterizzati da una ridotta capacità delle banche di procedere al finanziamento delle imprese devono sopperire con la centralità dello Stato. Lo Stato può incrementare il finanziamento delle imprese, ed anche delle famiglie, per realizzare una condizione in grado di sostenere imprese, persone e famiglie nella capacità di crescita economica. Tuttavia la mancanza di una condizione per la realizzazione di un sistema finanziario pubblico può essere prodotta dall’indebitamento degli enti pubblici a carattere statale ed anche regionale. L’indebitamento può portare alla riduzione del finanziamento delle imprese e delle famiglie. L’indebitamento degli enti pubblici nei sistemi bancocentrici può anche portare ad un fenomeno di cattura anche degli enti pubblici da parte delle banche per trovare elementi in grado di finanziare il debito pubblico. Il ruolo dello Stato nei sistemi bancocentrici dovrebbe essere volto a sopperire ai fallimenti del sistema bancario nel processo di allocazione del debito. Tuttavia l’elevato debito pubblico porta gli stessi enti pubblici ad essere catturati dal sistema bancario. Il divario tra banche da un lato e imprese e cittadini dall’altro diventa sempre più ampio con una riduzione della possibilità di operatività.
Il ruolo degli enti di regolazione. Gli enti di regolazione dovrebbero essere in grado di realizzare una attività di controllo delle risorse investite per consentire di ridurre le operazioni speculative realizzate dalle banche, per incrementare il credito nei confronti delle imprese e delle famiglie, per tenere sotto controllo anche il debito pubblico. Tuttavia il ruolo degli enti di regolazione dipende anche dall’importanza dell’oggetto della regolazione. Nei sistemi bancocentrici il ruolo delle banche centrali tende ad essere sovradimensionato rispetto al ruolo degli enti di regolazione dei mercati finanziari.
La dialettica tra mercati finanziari e banche per il bene comune. La contrapposizione tra banche e mercati finanziari tende ad essere un elemento in grado di produrre benessere pubblico. Tuttavia è necessario mantenere una distinzione tra banche e mercati finanziari. Le banche e i mercati finanziari devono svolgere ruoli diversi. Le banche attraverso l’amministrazione del risparmio e l’erogazione di crediti alla clientela.  I mercati finanziari attraverso l’offerta di strumenti di investimento e la capacità di fornire alle imprese gli strumenti in grado di realizzare delle attività volte al potenziamento della dimensione economica e organizzativa dell’impresa. Le banche possono continuare a supportare l’economia reale con una capacità di tenuta dei legami infracomunitari. I mercati finanziari possono produrre crescita dimensionale delle imprese, diversificazione degli investimenti, capacità di allocazione del mercato del risparmio investito. La dialettica tra mercati finanziari e banche può consentire, attraverso anche il ruolo degli enti di regolazione, di produrre maggiori opportunità per gli operatori economici nel loro complesso.
I mercati finanziari per le imprese in crescita dimensionale. Un ruolo fondamentale può essere svolto dall’apertura di nuove aree all’interno dei mercati finanziari per sostenere la crescita dimensionale dell’imprese, la diversificazione dell’investimento, la capacità produttiva generale. La riorganizzazione continua dei sistemi dei mercati finanziari può portare ad una specializzazione funzionale in grado di sostenere al meglio la crescita degli operatori economici.  


lunedì 11 gennaio 2016

Incrementi meritocratici della produzione


Se il recupero della redditività può essere favorito da interventi fiscali o da un’accentuazione della moderazione salariale, difficilmente l’economia italiana potrà tornare a crescere in maniera sostenuta senza accrescere la sua produttività, ovvero senza un aumento della capacità di produrre servizi e prodotti a più elevato valore aggiunto per unità di lavoro.”( Roberto Torrini, Il capitale? In Italia rende poco)



La questione produttiva italiana è fondamentale nel sistema economico attuale. La produzione industriale di beni e di servizi consente all’economia di raggiungere elevati livelli di crescita economica. Tuttavia il miglioramento degli interventi legislativi risulta essere solo una parte della soluzione. Per incrementare la produzione è necessario incrementare gli investimenti nelle strutture tecnologiche necessarie per la produzione dei beni e migliorare la condizione del capitale umano oltre che la disciplina aziendale. La produttività è molto legata alla cultura aziendale. Investitori, imprenditori, consulenti e lavoratori in grado di sperimentare la meritocrazia possono avere maggiore capacità di incrementare le ore, l’efficacia e l’efficienza del lavoro a fronte di una crescita corrispondente del reddito. La riduzione delle rendite di posizione, delle regolamentazioni statuenti vantaggi posizionali, e l’aumento della meritocrazia con una ristrutturazione del reddito possono portare gli operatori economici ad una crescita di produzione certi di essere ripagati dall’aumento reddituale e delle risorse economiche e finanziarie disponibili.
Il miglioramento degli interventi legislativi in favore di una riduzione delle imposte. La riduzione delle imposte sul capitale e sul lavoro può essere tradotta nell’incremento della produzione. La riduzione delle imposte sul capitale può consentire anche di ottenere maggiori investimenti dall’estero oltre che portare delle risorse economiche presenti nel sistema economico e prive di allocazione ad essere impiegate in attività produttive. La riduzione della tassazione sul capitale può consentire di riprendere il processo di reindustrializzazione a seguito della crisi economica. Il capitalismo è entrato in una fase nuova dei servizi. Tuttavia vi sono produzioni di qualità nella realizzazione di beni materiali, tecnologici ed informatici in grado di essere prodotti con efficienza nel mondo occidentale grazie anche alla presenza di capitale umano. Le produzioni in grado di produrre alto valore aggiunto necessitano di investimenti ingenti di capitale nelle nuove tecnologie. La riduzione della tassazione sul capitale può essere accompagnata dalla realizzazione di nuove politiche economiche volte all’incremento della capacità tecnologica installata nelle imprese attraverso anche la creazione di aree a diffusione di tecnologie produttive nuove con attenzione alla cultura della produzione aziendale.
L’investimento nel capitale umano. L’incremento della produzione può essere anche collegato alla crescita degli investimenti nella formazione del capitale umano. Le politiche economiche universitarie seguite dai governi hanno portato ad una riduzione del numero degli iscritti all’università con pregiudizio molto grave alle capacità produttive future del sistema economico. Nella competizione internazionale della globalizzazione i paesi possono ottenere margini di vantaggio attraverso la creazione di classi dirigenti, di imprenditori, di classe media ad alta scolarizzazione, con buoni risultati a livello di formazione universitaria ed anche di specializzazione scientifica. I paesi in grado di avere un capitale umano di qualità possono migliorare gli aspetti della produzione industriali attraverso l’adozione delle nuove tecnologie ma anche attraverso la creazione di innovazioni tecnologiche ma anche di carattere organizzativo all’interno del sistema produttivo aziendale. La sfida nella creazione di strutture aziendali produttive nei vari settori dell’economia è legata anche alla capacità di realizzare delle organizzazioni in grado di fare cooperare nel processo di realizzazione di beni industriali individui aventi elevati gradi di formazione.
La cultura aziendale del lavoro e della produzione. La cultura aziendale è fondamentale per realizzare incrementi della produzione industriale. Organizzazioni aziendali in grado di remunerare il merito dei lavoratori e delle persone impegnate a vario titolo nei processi produttivi per il valore prodotto all’interno del sistema aziendale possono incrementare la produttività attraverso la rimodulazione degli incentivi, i benefit, la realizzazione di strutture di contratti anche flessibili. Se i lavoratori, gli investitori, gli imprenditori, i consulenti possono vivere un sistema dove gli sforzi produttivi vengono ripagati con incrementi della remunerazione, con benefit, con miglioramenti della condizione del lavoro all’interno della struttura aziendale allora la possibilità di realizzare una crescita della produttività diventa un elemento fondamentale. Possiamo dire che la crescita della produttività può essere legata anche al generale clima della cultura economica presente in un certo territorio, in una certa impresa, in una certa comunità. Le comunità in grado di riconoscere il valore anche di incrementi marginali della produzione possono portare ad una rielaborazione della capacità organizzativa con crescita del numero e del valore dei beni e dei servizi prodotti.

Le rendite posizionali. La lotta alle rendite posizionali è un elemento fondamentale del capitalismo. I nuovi industriali, i nuovi imprenditori, in genere, tentano di ridurre l’area della rendita posizionale dei rentiers. L’esistenza di un gioco a somma zero tra nuovi e vecchi imprenditori è una idea romantica. I giochi a somma zero sono privi di consistenza reale. Le imprese nuove tendono ad allargare il mercato, ad incrementare il novero delle operazioni possibili, a migliorare la struttura dei servizi e dei prodotti offerti. Tuttavia la presenza di soggetti in grado di esercitare un potere di mercato può portare le nuove imprese, le nuove industrie al fallimento. La riduzione delle rendite posizionali inibitive della realizzazione di nuove imprese in grado di realizzare elevati livelli di produzione può avvenire per legge attraverso la realizzazione di politiche condotte anche dagli enti di regolamentazione della concorrenza, così come può anche avvenire per l’aggressività di nuovi operatori del mercato. La presenza di un quadro normativo limitante le rendite posizionali può portare alla crescita di una cultura d’impresa fondata sul principio “maggiore impegno, maggiore reddito”. La crescita della produttività può essere liberata attraverso lotta alle chiusure del mercato consistenti anche nei fenomeni del corporativismo, del consociativismo, degli accordi tra imprese volti a limitare di fatto la concorrenza e ad esercitare controlli produttivi sul mercato. Le imprese potrebbero ridurre gli investimenti se sono convinte di operare in mercati dominati da rendite di posizione. I lavoratori, gli investitori possono ridurre l’impegno se ritengono il mercato orientato al corporativismo e con attitudine bassa al riconoscimento della meritocrazia. Il capitale umano può ridurre l’impegno ad ottenere livelli di formazione e specializzazione tecnica elevata se verifica la mancanza di riconoscimento reddituale delle qualificazione professionale in un mercato orientato alla collusione e alla corruzione. Gli imprenditori, i lavoratori, gli investitori, il capitale umano, possono apportare un contributo fondamentale alla crescita della produttività se hanno la possibilità di sperimentare nelle strutture aziendale la corrispondenza di una relazione positiva tra crescita dell’output prodotto e dell’effort e crescita della remunerazione.