lunedì 4 gennaio 2016

I precari producono una crescita economica bassa

Nel frattempo - cioè, negli ultimi vent’anni - i lavoratori del terzo tipo hanno inventato nuove occupazioni, hanno sfruttato il digitale per creare mansioni prima sconosciute, coprono aree che vanno dalle cattedre universitarie alle mansioni più semplici. E nel frattempo - sempre negli ultimi vent’anni - la gestione separata si allargata a comprendere, accanto a professionisti con partita Iva e collaboratori non fittizi, categorie come gli spedizionieri doganali non dipendenti, i destinatari di assegni di ricerca, i medici con contratto di formazione specialistica e altro ancora. Su tutto questo arriva ora il Jobs act, a sparigliare e a chiamare almeno mezzo milione di collaboratori e i loro committenti a ripensare inquadramento e contribuzioni.” (di Mauro Meazza - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/R1OcIJ)
Il novero dei lavoratori collaboratori dotati di partita Iva è stato allargato sempre di più. Il significato stesso del lavoro autonomo è stato messo in discussione poiché molti dei lavoratori dotati di partita iva sono in realtà dei lavoratori dipendenti dotati di un unico committente. La fattispecie giuridica è aggravata dalla condizione di subalternità dei lavoratori autonomi data la loro difficoltà di realizzare un reddito in un mercato libero.
Il lavoro autonomo e la questione fiscale. La scelta di operare con collaboratori dotati di partita Iva è realizzata soprattutto per ragioni di carattere fiscale ma anche per motivazioni legate alla facilità dell’organizzazione del lavoro all’interno delle aziende. Il legislatore ha consentito la distorsione del lavoratori autonomo in realtà operante come un lavoratore dipendente. Per ovviare alla questione e per avere quindi una dichiarazione fiscale e pensionistica del lavoratore che sia coerente rispetto alle condizioni di lavoro è necessario realizzare una riforma del mercato del lavoro che sia incentrata sulla riformulazione del contratto di lavoro subordinato. Il cambiamento del capitalismo a livello globale ha portato ad una modificazione strutturale della condizione di organizzazione interna delle imprese. Tuttavia il passaggio dall’industrialismo alla terziarizzazione del settore dei servizi è avvenuto nella persistenza di organizzazioni che, forse anche in misura maggiore rispetto al passato, sono fondate sulla centralità del capitale umano. I settore della consulenza, come anche la finanza, la ricerca e lo sviluppo sono organizzati in forma anche di grandi imprese a volte delle vere e proprie SPA in grado di operare a livello internazionale come dei global players. I contratti di lavoro all’interno delle aziende operanti nel settore dei servizi sono molto spesso di carattere “autonomo” o a che di collaborazione anche se in realtà celano un rapporto di lavoro subordinato. E’ necessario porre rimedio alla questione attraverso una stringente organizzazione delle regole del mercato del lavoro per i settori “Nuovi” dell’economia nazionale, europea e globale.
Il contratto del settore dei servizi. E’ necessario prevede un nuovo contratto di categoria che possa anhce consentire ai lavoratori di riorganizzarsi, ovvero un contratto per il settore dei servizi. L’economia terziarizzata ha portato alla creazione di una serie di attività lavorative nuove, anche se a volte di profilo incerto, caratterizzate da mansioni aventi anche contenuto professionale, tecnologico. I servizi sono fondamentali nell’economia contemporanea dei paesi avanzati. La ripresa anche dell’industrializzazione, legata all’abbassamento dei costi dell’energia, dipende anche dai servizi in grado di migliorare l’efficienza delle organizzazioni economiche produttive. Tuttavia il lavoratore del settore dei servizi appare precarizzato, marginalizzato, in una condizione di difficoltà nell’esercizio continuativo dell’attività prestazionale a causa soprattutto della mancanza di un quadro normativo chiaro per il settore dei servizi. La mancata previsione di un quadro normativo per i servizi rende anche difficile la realizzazione del contenuto dello statuto dei lavoratori.
L’eliminazione dei contratti di collaborazione. I contratti di collaborazione possono essere eliminati attraverso la realizzazione di fattispecie normative fondate sul modello del lavoro subordinato e caratterizzate dalla presenza di una bassa tassazione e di ampi margini di flessibilità per gli orari di lavoro, gli obbiettivi professionali raggiunti. La tassazione del lavoro è eccessiva per un paese volto alla terziarizzazione dell’economia. I lavoratori del terzo settore, svolgono lavori meno usuranti di quelli dell’industria, dell’edilizia o dell’agricoltura, e quindi possono permanere nello svolgimento della vita lavorativa per un periodo tendenzialmente più lungo e quindi con una capacità elevata di partecipare al processo di finanziamento degli enti previdenziali. Inoltre è necessario considerare che molti lavoratori sono anche iscritti agli albi professionali anche se in realtà realizzano una attività di lavoro subordinato mascherata da svolgimento dell’attività professionale. Sarebbe quindi necessario riportare il sistema della contrattualistica del lavoro a due grandi gruppi: il lavoro autonomo e il lavoro dipendete. Ogni tipologia intermedia andrebbe eliminata anche per motivazioni di semplificazione dell’apparato fiscale e pensionistico. Quando un soggetto dotato di partita iva ha solo un committente, realizza una attività semplificata, potrebbe anche essere considerato di fatto come legato da un contratto di lavoro subordinato al committente, a meno che non esistano i requisiti dello svolgimento dell’attività imprenditoriale, ovvero l’organizzazione dei mezzi per l’esercizio dell’attività di impresa. I contratti di collaborazione possono quindi essere in effetti eliminati come dovrebbero essere eliminati ogni tipologia di contratti produttivi di precarizzazione.
La precarizzazione da eliminare. I paesi occidentali hanno conosciuto una forte crescita economica nel periodo tra il 1950 e il 1972 ovvero nella cosiddetta “golden age”.Durante il periodo d’oro dell’economia occidentale la crescita economica è stata accompagnata anche dalla crescita dei diritti del lavoro. Il numero diei contratti a tempo indeterminato sia nelle imprese private industriali che nella pubblica amministrazione è cresciuto. La crescita del numero dei contratti a tempo indeterminato aveva portato alla crescita dei consumi e quindi all’entrata nell’economia dei servizi attuale. Tuttavia la fuoriuscita dallo schema della contrattualistica a tempo indeterminato è un forte rischio per la società occidentali. La bassa crescita economica è accompagnata da una precarizzazione dei contratti di lavoro. La precarizzazione dei contratti di lavoro porta ad una riduzione dei consumi e alla stagnazione dell’economia interna con una condizione di stallo complessivo. La probabilità di vivere un periodo di crescita economica caratterizzato da un tasso tra il 2 e il 3 percento come è accaduto durante la golden age appare lontano, improbabile impossibile. Solo una ripresa delle politiche economiche volte alla lotta al precariato e alla crescita del numero dei lavoratori a tempo indeterminato nei settori privati e nell’industria può comportare una crescita economica attraverso la ripresa dei consumi. I governi europei, di destra, di centro e di sinistra dovrebbero prestare maggiore attenzione alle questioni dell’occupazione. Solo lavoratori in grado di potere avere una retribuzione adeguata, in un contratto di lavoro di lungo periodo, possono sostenere, attraverso i consumi l’economia, e nello stesso tempo, partecipare allo sviluppo anche culturale e civile della nazione. La lotta al precariato dovrebbe essere pertanto un obbiettivo delle istituzioni ancor prima di essere un obbiettivo politico. 

domenica 3 gennaio 2016

L'etica del discernimento: banca e finanza



L'Europa non può non tener conto di questa differenza fondamentale fra le banche italiane e quelle che sono state fin troppo generosamente salvate. Anche perché il 2016 sarà l'anno della ristrutturazione delle banche di credito cooperativo, una componente ormai importante del nostro sistema creditizio, ma in cui coesistono encomiabili punti di eccellenza e preoccupanti criticità. Ma lo spazio per soluzioni interne (quelle in cui i forti si prendono sulle spalle i deboli) è sempre più ristretto. Il motivo fondamentale per cui la crisi delle quattro banche si è trascinata per le lunghe è che nessuna fra le banche maggiori si è sentita di offrirsi “volontaria” (le virgolette sono d'obbligo in questi casi) per un intervento risanatore.”  ( Marco Onado - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/KeNq5s)

La crisi del 2008 ha messo in evidenza i limiti di un sistema bancario orientato al mercato finanziario. Il reddito delle banche risulta essere prodotto in misura sempre maggiore delle operazioni svolte all’interno del sistema finanziario. La connessione tra banche e istituti emittenti contratti assicurativi su mutui, crediti, azioni e obbligazioni bancarie è molto forte e sembra essere tornata ai livelli precedenti alla crisi finanziaria. La politica può distinguere banche e mercati finanziari, per sviluppare le caratteristiche intrinseche sia delle banche che dei mercati finanziari, nell'interesse della popolazione. 

Le crisi fondate sul rapporto creditizio-finanziario. Molti fanno riferimento ai modelli di gestione bancaria come il vero problema della crisi finanziaria del 2008. In realtà vi sono delle commistioni nel sistema economico che dovrebbero essere oggetto di una fortissima disciplina internazionale da parte dello Stato. Il rapporto tra banche, mercati finanziari e assicurazioni deve essere limitato attraverso la costruzioni non solo di enti di regolamentazione privata ma anche attraverso un sistema sanzionatorio con multe commutate in percentuale del volume transato per colpire i soggetti che innestano il sistema bancario nel sistema finanziario. Alcuni hanno proposto di dividere le banche commerciali dalle banche di investimento per risolvere il problema. In realtà la divisione tra banche di investimento e banche commerciali è troppo debole per impedire ai risparmi dei cittadini di finire investiti in una qualche attività rischiosa in una paese estero con forte andamento speculativo in una economia al limite della legalità. La divisione tra banche commerciali e banche di investimento in realtà viene superata attraverso meccanismi delle banche dotate di canali per il prestito interbancario, con attività di lobbying bancario, attraverso il sistema bancario complessivo. Il legislatore deve intervenire con maggiore forza per dividere il sistema bancario dal sistema finanziario e dal sistema assicurativo. Lo stato e gli enti regolatori devono controllare affinché le risorse derivanti dalla raccolta siano investite nell’economia reale. Gli operatori del mercato finanziario come per esempio le grandi corporations, le società assicurative devono trovare altri modi per farsi finanziare dai cittadini attraverso campagne per la trasparenza e in ogni caso senza creare commistioni tra il risparmio e l’investimento speculativo.

Il risparmio dei cittadini durante la crisi finanziaria. Come è noto le banche sono prive di mezzi per restituire i depositi all’intera comunità di correntisti in caso di “corsa agli sportelli”. La corsa agli sportelli porterebbe una banca in al fallimento anche in assenza di una condizione macroeconomica di crisi finanziaria. Le banche durante la crisi possono vedere crescere i risparmi dei correntisti. I cittadini durante una difficoltà finanziaria macroeconomica preferiscono risparmiare nella riduzione dei consumi. La crescita del risparmio incrementa la stabilità del sistema bancario. Il risparmio ulteriore ottenuto dai cittadini viene impiegato dalle banche per procedere a prestare sul mercato interbancario delle risorse alle altre banche, per ottenere maggiori entrate attraverso operazioni sui mercati assicurativi, finanziari, valutari. L’entità del risparmio reinvestito nell’economia reale è minima. Il management bancario libero da obblighi di reinvestimento può trarre maggiore reddito dall’investimento speculativo del risparmio prudenziale della popolazione durante una crisi. Le banche gestite come imprese massimizzanti il profitto possono ottenere maggiori risorse attraverso una attività speculativa in titoli, in valute, in derivati. Un euro depositato dai risparmiatori investito sul mercato speculativo ha un rendimento maggiore di un euro investito in una impresa reale con i rischi, le tempistiche e le difficoltà relazionali connesse. I manager bancari, i funzionari di banca hanno interesse a creare movimentazioni di valore sul mercato finanziario per ottenere maggiori risorse in termini di efficienza, di rendimento, di profitto, di operatività bancaria. Le banche possono essere impegnate nell’aumentare l’investimento del risparmio per l’economia reale in presenza di un quadro legislativo cogente disponente l’obbligo di reinvestimento del risparmio a prescindere dalle caratteristiche statutarie bancarie. Il legislatore comunitario può quindi disporre obblighi per l’investimento del risparmio nell’economia reale.
L’egemonia finanziaria sul sistema bancario. Il sistema bancario subisce l’egemonia del sistema finanziario. Lo shortermismo, la capacità di ottenere alti profitti attraverso investimenti ridotti in breve tempo, l’acquisizione di asset in vari paesi della globalizzazione, le connessioni con imprese assicurative, i trust e i grandi investitori hanno esercitano una pressione egemonica sul sistema bancario. Il sistema bancario è catturato dal sistema finanziario. La logica finanziaria ha penetrato la gestione dell’attività bancaria. Il sistema finanziario, costituito dai mercati finanziari, e dalla capacità degli operatori di realizzare delle operazioni di scambio dei titoli, persegue il suo obbiettivo costitutivo. I mercati finanziari svolgono l’attività fondamentale in base al mandato istituzionale ricevuto: agevolare la quotazione delle imprese e facilitare lo scambio dei titoli con crescita del valore degli indici di borsa. Il sistema bancario è invece distorto dal mandato costituito: raccogliere il risparmio e investirlo in attività economiche reali. La distorsione del sistema bancario è prodotta dal sistema finanziario. I vantaggi per il sistema bancario nel distorcere il mandato costitutivo sono molto elevati e consistono in rendimenti, profitti. Se le banche fossero impegnate in una semplice attività di carattere “bancario” non potrebbero mai ottenere i risultati di bilancio che ottengono attraverso la commistione con il sistema finanziario.

La politica può risolvere il problema della commistione banca-finanza. LA commistione banca-finanza può essere risolta solo attraverso la discussione politica in sede europea. L’unione europea è caratterizzata dalla presenza di stati aventi un diverso orientamento finanziario anche se il bancocentrismo sembra prevalere sul mercatocentrismo. Il parlamento europeo può disporre delle norme per stabilire delle limitazioni alle banche nell’operatività con il mercato finanziario e per dare al mercato finanziario delle regole volte a rivolgersi con trasparenza agli investitori anche istituzionali. I mercati finanziari dovrebbero sviluppare delle reti autonome di contatto con i cittadini e bypassare le banche. I mercati finanzari potrebbero istituire degli uffici, delle sedi distaccate, con i promotori finanziari o esperti del settore in grado di proporre ai cittadini e ai gruppi di investire. La presenza di centri di promanazione del mercato finanziario, con un simbolo visibile, certificati e controllati dagli enti di regolazione del mercato finanziario, al di fuori del sistema bancario, può incrementare la fiducia dei cittadini all’investimento consapevole e la certezza dei diritti finanziari acquisiti. Il parlamento europeo nel disciplinare la distinzione tra mercati finanziari e banche, dispone strumenti per consentire ai mercati finanziari di promozionare i prodotti ai cittadini con sedi proprie indipendenti e autonome distribuite in modo capillare. Una rete di sedi dei mercati finanziari, delle principali borse, può consentire una maggiore movimentazione e attenzione anche agli aspetti etici dell’investimento. Il policy maker può ottenere diversi vantaggi: salvare il risparmio, aumentare per legge la quota di risparmio reinvestita nell’economia reale, produrre una rete capillare di centri per l’investimento finanziario garantiti dai mercati, aumentare la stabilità complessiva del sistema. 

sabato 2 gennaio 2016

Stati membri UE e banche salvi se investono nel welfare


Quello che l’assicurazione dei depositi rappresenta per le banche, l’intervento della Bce lo rappresenta per i debiti pubblici: forme di condivisione dei rischi che stanno diventano indigeste. Infatti, quello che è augurabile dal punto di vista della politica economica, non va d’accordo con ciò che è fattibile dal punto di vista politico. L’austerità facilita la mutualizzazione quando questa è meno utile, mentre la flessibilità fa scattare la logica di ognuno per sé quando quella è più pericolosa. Il problema è che essendo la Commissione europea troppo debole per regolare i conflitti tra Paesi con esigenze diverse, i disaccordi restano sospesi e si accumulano. Danno luogo anche a scontri sempre più espliciti tra governi, come si è visto di recente tra Roma e Berlino. Ma quando manca un’istanza politica comune che prenda decisioni credibili e condivise sulla politica economica dell’euro-area nel suo complesso, la parola ultima rischia di tornare ai mercati finanziari.”(Carlo Bastasin - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/cpHyMD.)


Le forme assicurative per il debito pubblico, per il debito privato sono una forma nuova di assistenzialismo finanziario. Il welfare state realizzato per l’ottimizzazione della condizione dei lavorotiri, dei pensionati, dei giovani impegnati nei processi formativi sembra essere stato trasformato in un welfare finance dove gli strumenti della politica economica, comprensivi anche di tasse pagate dai contribuenti, osno impegnati per salvare le banche e i mercati finanziari.
Il welfare finance: ovvero le risorse dei contribuenti per salvare le banche e i mercati finanziari. La presenza di strumenti volti al salvataggio delle imprese bancarie, dei debiti degli Stati all’interno dell’Unione Europea deve essere sottoposto ad una forma di negoziazione. I contribuenti devono poter contrattare le forme di intervento con le banche, per quanto riguarda il bail in, e con gli stati per quanto riguarda il finanziamento del debito pubblico. La mancanza di un dibattito politico rende la finanza pubblica europea sottoposta d un processo di gerarchizzazione liberticida e antidemocratico. I cittadini possono anche scegliere di intervenire per il salvataggio degli stati all’interno dell’Unione Europea o delle banche, purché vi siano delle contropartite sui temi di carattere sociale ed economico-imprenditoriale.
Il contratto sociale per il salvataggio degli Stati. La solidarietà finanziaria tra gli stati dell’Unione Europea è messa in forte crisi. Nessuno Stato vuole pagare per il mis-management degli altri Stati. Il contribuente europeo potrebbe ritenere “giusto” fare fallire uno Stato in crisi finanziaria e impegnare le tasse versate per avere maggiori servizi sotto casa in base al principio della sussidiarietà sancita dalla stessa Unione Europea. Tuttavia la modificazione della solidarietà tra gli Stati dell’Unione Europea deve avvenire attraverso un processo politico. I contribuenti devono avere “qualcosa in cambio” dall’impegno delle risorse versate con le tasse a titolo di salvataggio della finanza pubblica degli altri stati comunitari. L’impegno dovrebbe essere sia illuminato da una condizione di reciprocità ma anche da precisi impegni in tema di welfare state. Salvare un membro dell’Unione Europea può essere fondamentale per la stabilità europea. Tuttavia i paesi riceventi devono impegnarsi a migliorare il welfare state nell’interesse della popolazione residente attraverso l’investimento nelle scuole, nei sistemi di istruzione e ricerca, negli ospedali, nel sistema dei traporti con un qualche intervento strategico anche nell’economia produttiva. L’unione Europea può quindi stabilire delle “social conditionalities” volte al miglioramento della condizione della popolazione. Il capitalismo è fondato sul patto tra Stato, imprese, pubblica amministrazione e classe dirigente con investimenti per la popolazione volti a creare le basi per la sostenibilità di un sistema produttivo evoluto in grado di operare per l’alta tecnologica anche attraverso sistemi di “ingegneria sociale”. La definizione di un contratto sociale per l’impiego delle risorse finanziarie comunitarie deve avvenire attraverso un dibattito parlamentare in modo da coinvolgere la sovranità popolare espressa con le votazioni. Il contratto sociale di solidarietà tra i membri dell’Unione Europea volto all’incremento della condizione dei cittadini può essere un elemento volto alla crescita del prodotto interno lordo pro capite come garanzia per la sostenibilità finanziaria comunitaria.
Il contratto sociale per il salvataggio delle banche attraverso il bail in. Il salvataggio delle banche attraverso il bail in può coinvolgere sia i correntisti ma anche i contribuenti. Il salvataggio delle banche può essere vincolato all’utilizzo delle risorse delle banche che hanno ottenuto le risorse per il ripristino dell’operatività. Il finanziamento delle banche in difficoltà può essere realizzato attraverso una condizione di “social conditionality” ovvero: le risorse ottenuto devono essere impiegate per finanziare imprese, per finanziare i mutui delle famiglie, per la creazione di trust volti al sostegno della ricerca scientifica e dell’innovazione sociale. Le banche fallite devono riprendere ad operare nell’economia reale con contribuzioni all’economia reale, e operare secondo un principio di territorialità anche se sono banche de-territorializzate. La contropartita sociale è fondamentale per potere procedere con i sostegni e gli aiuti finanziari. Il contribuente deve essere certo che il salvataggio della banca porta ad un cambiamento del management bancario rivolto sempre di più a servire le comunità di riferimento. La banca “salvata” dall’impiego delle risorse dei risparmiatori e dei contribuenti deve diventare “sociale” anche se costituita in forma di SPA quotata nei mercati finanziari rilevanti.
I mercati finanziari come enti pubblici a partecipazione comunitaria. I mercati finanziari sono delle istituzioni dell’economia fondamentali per l’esercizio delle attività delle corporations e per lo svolgimento delle attività finanziarie. I mercati finanziari sono anche delle organizzazioni con una governance dei soci di riferimento. Gli Stati sono fuori dalla governance dei mercati finanziari. Gli Stati tengono l’esercizio della regolamentazione dei mercati finanziari attraverso gli organi di controllo. Tuttavia la regolamentazione e il controllo è una arma poco efficiente per il contrasto rispetto alle attività finanziarie in grado di mettere in crisi il sistema economico globale. Gli Stati dovrebbero entrare nella governace dei mercati finanziari con una quota per poter controllare dall’interno i meccanismi volti alla produzione delle innovazioni finanziarie. I mercati finanziari dovrebbero essere inoltre contattati per la realizzazione delle politiche economiche fondamentali come quelle relative al finanziamento dei debiti pubblici, delle banche e per operazioni a rilevanza pubblica. L’Unione Europea come Stato sovrano dovrebbe sia esercitare il controllo sulle attività finanziarie ex post con gli enti predisposti nell’interesse dei cittadini e dei risparmiatori, ma dovrebbe anche partecipare alle decisioni all’interno dei mercati finanziari attraverso l’indicazione di membri della governance.
Il contratto sociale europeo realizzato attraverso l’approvazione parlamentare. L’unione Europea come stato sovrano deve far passare le decisioni rilevanti attraverso una forma di legittimazione popolare diretta oppure indiretta. Il coinvolgimento del parlamento europeo è fondamentale. La contropartita sociale deve essere imposta come regola per la solidarietà comunitaria. L’unione Europea può anche decidere di intervenire in modo autonomo per salvaguardare interessi rilevanti con una decisione assunta dal parlamento europeo. Se l’Unione Europea verifica la mancanza di livelli di qualità della vita della popolazione in alcune aree può intervenire con costituzione di scuole, ospedali e strutture per la crescita economica con una attività esecutiva operativa volta anche ad innovare la classe dirigente. Gli enti di diretta promanazione dell’Unione Europea sono sottoposti a forme speciali di tassazione di favore, a diritto internazionale ed extraterritorialità.



giovedì 31 dicembre 2015

Una soluzione istituzionale per l’Unione Europea

 
 “I parlamenti nazionali e i loro governi nazionali debbono gestire politiche che hanno un carattere preminentemente nazionale. Bruxelles, invece, deve farsi carico di politiche comuni, quelle che hanno implicazioni che vanno al di là dei singoli stati nazionali. Queste politiche comuni debbono essere sostenute, al centro, da una capacità fiscale limitata ma indipendente dai trasferimenti finanziari dei singoli stati e gestite attraverso il bilanciamento istituzionale tra un potere esecutivo (Consiglio dei capi di governo e Commissione) ed un potere legislativo (costituito esclusivamente dal Parlamento europeo) nettamente distinti. Nessuna decisione, inoltre, può essere presa dal potere esecutivo senza l’approvazione di quest’ultimo. Senza buone istituzioni è improbabile che l’Unione trovi le soluzioni ai suoi problemi. Jean-Claude Juncker è un leader di grande esperienza. Ma a volte quest’ultima non basta se non è alimentata da idee politiche adeguate.” ( Sergio Fabbrini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ohS0cI )

La questione della governance europea può essere posta solo all’interno delle istituzioni a vario titolo impegnate nella costruzione dello Stato. Lo stato è caratterizzato dalla presenza di poteri fondamentali: esecutivo, legislativo e giudiziario. E’ necessario che i tre poteri siano posti in contrapposizione funzionale per garantire l’equilibrio dell’assetto istituzionale. I politici possono esercitare la governance attraverso le istituzioni fondative attraverso la trasfusione degli indirizzi politici ed amministrativi. Il problema della leadership può essere risolta attraverso la creazione di una istituzione presidenziale all’interno dell’Unione Europea in grado di svolgere una attività di governo attraverso la legittimazione dei cittadini: la presenza di stati democratici con popolazione elevata caratterizzati anche da eterogeneità linguistica come per esempio il Brasile o l’India, possono essere degli esempi per la creazione di uno Stato Europeo in senso occidentale.

I poteri fondamentali all’interno delle istituzioni comunitarie. L’Unione Europea per essere Stato ha bisogno di essere costituita attraverso un ordinamento superiore organizzato attraverso tre tipologie di poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo, il potere giudiziario. I tre poteri dovrebbero avere un fondamento costituzionale di diritto scritto anche se è possibile ammettere la presenza di un processo costitutivo del tipo “Common Law”. Allo stato attuale solo uno dei poteri sembra avere una legittimazione “democratica” ovvero il potere legislativo rappresanto dal Parlamento Europeo. Il potere esecutivo rappresentato dalla Commisione e dal Consiglio dei capi di governo europeo sembra mancare di un requisito di carattere elettorale per potere essere considerato legittimo in senso pieno. La capacità del potere esecutivo di poperarre con un madnato pieno reso noto agli elettori deriva anche dallo svolgimento di elezioni. I cittadini devono poter sceglire il governo a seguito di un dibattito volto all’analisi dei programmi, delle condizioni economiche, delle previsioni di impego della spesa pubblica orientata. Il governo dell’Unione Europea può considerato istituito solo attraverso un passaggio elettorale europeo con una campagna elettorale europea che porti gli schieramenti politici a confrontarsi sul futuro dell’europa. La presenza del governo Europeo è fondamentale per la predisposizione di una politica dell’unione. Tuttavia l’Unione Europea manca del potere giudiziario necessario per la realizzazione di un equilibrio dei poteri. La magistratura europea deve essere istituita come un ordinamento magistruale nuovo di rango massimo in grado di amministrare la giustizia nei tribunali civili e penali, amministrativi e tributari e in grado di produrre una giurisprudenza unitaria europea. La creazione di un ordinamento statuale dell’Unione Europea può essere realizzato attraverso l’istituzionalizzazione dei tre poteri fondamentali: esecutivo, legislativo e giudiziario. I tre poteri fondamentali dello Stato Europeo in contrapposizione possono guidare l’Unione Europea verso un maggiore equilibrio istituzionale. La creazione della magistratura europea può avvenire attraverso concorsi ma anche con la cooptazione dei magistrati in servizio. Possono essere istituiti nuovi tribunali o anche possono essere utilizzate le strutture esistenti.
Lo stato europeo “Superiorem non recognoscens”.  La creazione di uno Stato europeo  in senso moderno deve avernire attraverso il principio “Superiorem non recognoscens”. Ovvero lo Stato non riconosce nessun ente come superiore a sé medesimo. Il principio superiorem non recognoscens funsioan soprattutto per definire una dimensione gerarchica esercitata nei confronti delle assemblee e dei governi nazionali sottoposti all’ordinamento europeo. La gerarchia è fondamentale per il corretto funzionamento dell’ordinamento Stato. I parlamenti, i governi e le magistrature degli stati nazione possono avere degli elementi di autonomia funzionale limitati normati dal diritto comunitario. Il conflitto tra Stato Europeo e stati nazionali può essere affidato ad una Corte Costituzionale Europea impegnata nella produzione di sentenze volte alla creazione di un sistema normativo europeo cogente. La produzione normativa del Parlamento Europeo insieme con le decisioni assunte dalla governo e dalla magistratura europea rappresentano il livello massimo di potere istituzionale presente nello Stato Europeo.
La struttura finanziaria dello Stato Europeo. L’imposizione fiscale, la predisposizione del bilancio dello Stato, la realizzazione di una finanza pubblica può essere decisa in sede comunitaria come rappresentazione del potere dello Stato. L’obbligazione tributaria ha infatti un significato coercitivo nei confronti dei cittadini. L’Unione Europea può istituire un sistema tributaria di livello massimo. Il Parlamento Europeo può legiferare per delegare funzioni tributarie e di finanza pubblica agli stati membri. L’autonomia finanziaria dello Stato Europeo consente al’Unione di ottenere le risorse per la realizzazione delle politiche europee.
L’Unione Europea può avere una leadership chiara. La questione della leadership politica dell’Unione Europea è stata sempre posta con forza. La leadership può essere realizzata attraverso delle elezioni politiche europee. I cittadini europei possono essere chiamati a votare il leader nelle elezioni attraverso una legge elettorale in grado di eleggere alla carica di capo del governo dello Stato Europeo un politico dotato di maggioranza parlamentare in grado di governare. L’unico conflitto possibile all’interno dello Stato Europeo è tra i poteri fondamentali: esecutivo, legislativo, giudiziario. I politici europei, i partiti politici europei possono cogliere l’occasione per la creazione di strutture nuove presenti sul territorio dell’Unione Europea anche attraverso campagne elettorali in grado di dare rappresentazione agli indirizzi di politica economica diffusi.
La creazione di istituzioni di servizio europee. L’unione Europea può anche creare delle istituzioni di servizio in grado di completare il processo di institutional building attraverso la predisposizione di un esercito europeo, di un sistema scolastico europeo, di un sistema sanitario europeo, di un sistema di polizia europeo, La creazione dello Stato Europeo passa anche attraverso la costituzione di istituzioni vicine alla popolazione in grado di essere un segno tangibile della presenza dello Stato e dei mezzi nuovi messi in campo per la realizzazione degli obbiettivi comunitari. Istruzione, Sanità, esercito, ordine pubblico, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche possono migliorare la qualità della vita dei cittadini europei anche attraverso l’offerta di servizi nuovi.  

L’Europa e la sfida della globalizzazione. La creazione dello Stato Europeo può consentire all’Unione di affrontare la sfida della globalizzazione. La globalizzazione necessita di istituzioni rilevanti in grado di contrastare attraverso le politiche economiche realizzate fenomeni di portata  strutturale come per esempio una crisi finanziaria, le migrazioni, le modificazioni nel prezzo dei beni primari, i cambiamenti tecnologici, le sfide ambientali. L’unione Europea ha conservato una rilevanza economica nel processo di globalizzazione. Tuttavia la dimensione dell’Unione Europea è ridimensionata se paragonata all’India, alla Cina, al Brasile ovvero a paesi in grado di cambiare la struttura dell’economia globale attraverso scelte politiche economiche, industriali, sociali. L’Unione Europea può essere un competitor della globalizzazione in grado anche di manifestare una cultura dell’organizzazione dello Stato per i paesi di nuovo sviluppo. I politici europei possono cogliere l’occasione per accedere allo scenario politico della globalizzazione con una capacità rappresentativa del popolo europeo e con istituzioni solide per l’esercizio del mandato nell’interesse dei cittadini.




mercoledì 30 dicembre 2015

Il design istituzionale per la crescita economica








Un passo importante, perché la fiducia, nel risparmio come in tutta l’economia, è fondamentale per dare corpo e stabilità alla ripresa. Senza fiducia non ci sarà l’auspicato aumento degli investimenti. E senza investimenti, per dirla con Lucy, il cambiamento difficilmente diventerà miglioramento stabile e percepibile da tutti. (Fabrizio Forquet - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/4VXwTY)”

La crescita economica è prodotta attraverso la crescita dei consumi e degli investimenti. L’aumento del risparmio offre nuove risorse alla crescita degli investimenti. Tuttavia i consumi ed anche gli investimenti necessitano di un clima di fiducia generale. I consumatori e gli investitori attualizzano il valore delle aspettative positive sul futuro dell’economia prodotte dall’accesso a beni pubblici e relazionali.

Una strategia di breve periodo. L’economia è dominata dai consumi. I consumi consentono all’economia di riprendere il suo percorso di crescita come indicato sia nella teoria keynesiana ma anche nell’economai neoclassica. L’effetto di una crescita della domanda attraverso l’aumento dei consumi ha un impatto positivo sul prodotto interno lordo. Tuttavia affinché i consumi riprendano è necessario innanzitutto procedere alla rimozione degli ostacoli che impediscono ai consumatori di scegliere di spendere delle risorse. Il consumatore dotato di un reddito deve decidere se spendere o risparmiare. Se il consumatore vede nel futuro delle possibilità di crescita economica, ovvero guarda alla propria prospettiva reddituale come ad una prospettiva di miglioramento, allora potrebbe essere indotto a realizzare dei consumi. Se il consumatore guarda al futuro come ad un periodo caratterizzato da incertezza, difficoltà, da una possibile riduzione della propria condizione economica allora il sceglierà di risparmiare. La scelta tra consumi e risparmi è dominata dalle aspettative relative allo stato dell’economia nel lungo periodo.
Cambiare le aspettative di lungo periodo per indirizzare l’economia verso il path. Il cambiamento delle aspettative di lungo periodo dell’economia ha un effetto immediato sul prodotto interno lordo. La convinzione dei consumatori relativa alla capacità dell’economia di incrementare il valore aggiunto prodotto ha un valore nel presente. I consumatori interiorizzano le prospettive di crescita economica futura e procedono a realizzare degli acquisti in caso di aspettativa positiva o ad aumentare i risparmi in caso di aspettativa negativa. La “razionalità” del consumatore è dominata dall’attualizzazione delle aspettative future. Esistono alcuni elementi in grado di modificare la visione delle aspettative di lungo periodo dell’economia in senso positivo. La fiducia, la stabilità delle istituzioni, la certezza del diritto, la presenza di un ordinamento in grado di produrre solidarietà anche per i più deboli, le assicurazioni sociali da impiegare sia sul lavoro che nell’assistenza sanitaria, la presenza di politici in grado di trascendere il ruolo della rappresentanza politica per assurgere ad una funzione guida a carattere maieutico, possono migliorare le aspettative dei consumatori sulla condizione futura dell’economia anche attraverso un effetto immediato sui consumi. 
L’importanza dei beni pubblici e relazionali per il consumo privato. Il consumo privato può essere considerato come un elemento afferente la sfera del singolo individuo consumatore. L’economia ha dimostrato in realtà che il consumo privato ha un significato pubblico per la capacità di mobilitare risorse in grado di migliorare il prodotto interno lordo. I consumatori per incrementare i consumi hanno bisogno di poter accedere a beni pubblici e relazionali come la fiducia. La produzione di beni pubblici e relazionali è oggetto di studio da parte dell’economia “eterodossa” come la scuola dell’economia civile, un indirizzo italiano di scuola economica in grado di analizzare i fondamenti relazionali delle interazioni economiche. E’ difficile dire come avviene la produzione della fiducia. La fiducia ha un fondamento macroeconomico ma anche una dimensione microeconomica. A livello macroeconomico la fiducia può essere prodotta dal sistema politica, dall’ordinamento dello Stato attraverso l’offerta di beni quali la sicurezza, la protezione sociale, la correttezza nel rispetto delle norme, l’onesta degli amministratori pubblici, la programmazione di opere di interesse pubblico collettivo, l’orientamento caritatevole delle politiche. La presenza di politiche economiche in grado di ridurre il debito pubblico, di rendere efficiente il sistema tributario attraverso la riduzione delle tasse, di aumentare la giustizia sociale con operazione di redistribuzione in senso progressivo possono portare i cittadini a vedere un miglioramento nella condizione economica generale con crescita della fiducia nel futuro ed aumento dei consumi.
Gli investimenti come elementi della domanda. La crescita degli investimenti può incrementare il valore aggiunto dell’economia attraverso una crescita della domanda. In un periodo di riduzione dei consumi e di crescita del risparmio, con un tasso di interesse basso prodotto dall’espansione monetaria, il livello degli investimenti può aumentare. La mancata crescita del livello degli investimenti può essere imputabile da un lato alla presenza di problematiche di stabilità nei bilanci delle banche o dalla presenza di possibilità di investimento altamente speculative in grado di allontanare i finanziatori da prospettive di investimento reale per preferire forme ad alto rendimento finanziario. In presenza di una politica economica di regolamentazione dell’attività bancaria in grado di garantire la stabilità degli istituti di credito e nello stesso tempo di vietare forme di connessione rischiosa tra banche e mercati finanziari, la crescita del risparmio è collegata ad una maggiore probabilità di crescita degli investimenti.

La mancata crescita degli investimenti. La mancata crescita degli investimenti può essere dovuta anche ad una inefficienza del mercato. Il soggetti meritevoli di essere finanziati possono avere scarse credenziali bancarie. I soggetti dotati di credenziali bancarie per ottenere i finanziamenti necessari agli investimenti potrebbero essere privi di progetti meritevoli o di acume imprenditoriale. Le politiche economiche possono risolvere il problema dell’asimmetria informativa esistente tra investitori potenziali, detentori di risorse finanziarie, e progetti di investimento. Le istituzioni possono migliorare l’accesso agli investimenti realizzati attraverso delle istituzioni bancarie ad hoc specializzate. Il processo di novazione istituzionale è una chiave dello sviluppo del capitalismo all’interno di un sistema di regole prodotte anche dallo Stato. La presenza di nuove tecnologie può consentire di installare nuove imprese, agili, in grado di ottimizzare sul mercato rendimenti ottenuti attraverso l’innovazione. I policy makers possono attraverso l’attività di design istituzionale volta alla rimozione dell’asimmetria informativa nel settore dei finanziamenti per l’impresa procedere sia ad una crescita degli investimenti ma anche di un clima di fiducia ricorsiva per la crescita economica. 

martedì 29 dicembre 2015

Un ordinamento globale per rimuovere le diseguaglianze


 “L’attuale non-sistema sta spingendo il mondo verso l’allentamento monetario competitivo, a vantaggio di nessuno. Lo sviluppo di un consenso per il libero commercio e la cittadinanza globale responsabile - e resistendo così alle pressioni provinciali - porrebbe le basi per la crescita sostenibile di cui il mondo ha un disperato bisogno.” (Raghuram Rajan - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/lyi1wm)

Troppo vecchi per consumare. I paesi occidentali sono avvitati in una condizione difficile sotto il profilo economico soprattutto a causa del problema demografico dell’aging, ovvero dell’invecchiamento della popolazione. L’invecchiamento della popolazione potrebbe anche essere un unicum nella storia dello sviluppo umano e della civiltà. La generazione della golden age ha vissuto nel periodo di maggiore crescita economica e ha goduto anche i frutti in termini di welfare state. Oggi la popolazione  anziana ha una difficoltà a consumare. I risparmi vengono impiegati soprattutto nel sistema sanitario, per l’acquisto di beni di carattere farmaceutico. Tuttavia manca la prospettiva dell’investimento. L’invecchiamento della popolazione soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, in una economa dominata dai consumi rischia di fare saltare l’intero sistema economico globale e avvitare l’occidente in un medioevo prodotto dall’aging. In genere gli economisti considerano la ripresa del consumo come un elemento positivo di fiducia verso l’economia , tuttavia in un contesto economico caratterizzato dalla centralità degli anziani con giovani precari, l’aumento del risparmio e la riduzione dei consumi, ovvero della domanda interna, rischia di essere l’unica certezza.
Troppo vecchi per investire. La crescita del risparmio rende solido il sistema bancario tuttavia crea anche delle difficoltà a livello dell’investimento. Una società caratterizzata dalla predominanza di anziani è anche priva di imprenditori. E’ assai difficile che un anziano, soprattutto se ha vissuto la golde age, proceda a realizzare degli investimenti, a creare delle imprese. Nelle economie evolute, durante i boom economici, sono in genere i giovani a realizzare delle imprese, a creare delle infrastrutture aziendali. Tuttavia la scarsa capacità dei giovani di ottenere adeguati finanziamenti dal sistema bancario riduce il novero dei possibili imprenditori. Alcuni riescono ad ottenere dei finanziamenti dallo Stato se questi sono consentiti da programmi di sviluppo economico-sociale. La riduzione degli investimenti aumenta la drammaticità di una situazione economia che rischia di essere medioevale per una riduzione strutturale dei tassi di crescita economica occidentale. I paesi asiatici sembrano avere delle chances in più sotto il punto di vista demografico anche se i problemi ambientali, religiosi e politici potrebbero essere dei limiti alla crescita economica.
Il cambiamento della classe dirigente. Per quanto la classe dirigente è stata cambiata nei paesi occidentali, come per esempio in Italia, grazie a movimenti politici nuovi e cambiamenti interni nei partiti, la popolazione dei paesi occidentali rimane orientata all’invecchiamento. Il fenomeno è di portata epocale. Il numero di anziani sulla popolazione per la prima volta ha raggiunto livelli elevati. La crescita del numero degli anziani può avere effetti regressivi e recessivi. Il livello di vita, di crescita economica e di benessere che ha consentito agli anziani di prosperare sembra essere precluso ai loro nipoti a causa del cambiamento dell’economia globale, della questione ambientale, e dell’orientamento dell’economia verso forme di produzione caratterizzata dal sempre minore ausilio dell’elemento umano, ovvero dalla jobless society.
Il problema della deflazione. A peggiorare il quadro economico vi è lo spettro della deflazione in alcuni paesi occidentali come per esempio l’Europa. Stimolare la crescita economica è possibile attraverso la riduzione de tasso di interesse prodotto da una espansione monetaria e attraverso la realizzazione di politiche fiscali espansive. Tuttavia le politiche economiche di espansione monetaria realizzate dalla banca centrale europea sembra abbiano avuto degli effetti poco rilevanti sull’inflazione, data l’esistenza del rischio deflattivo. Nello stesso tempo le politiche fiscali sembrano essere poco accessibili per paesi indebitati e con difficoltà a mantenere in piedi il sistema di welfare state. La situazione economica per i paesi occidentali sembra orientata ad un lungo medioevo. I tassi di crescita della golden age sono ormai lontani. L’invecchiamento della popolazione è una condizione riduttiva sia dei consumi che degli investimenti. Le banche centrali sembrano prive di capacità di produrre una nuova crescita economica attraverso modificazioni del tasso di interesse.
L’importanza dell’immigrazione. L’immigrazione nei paesi occidentali sembra essere l’unica possibilità per procedere ad una crescita economica fondata su consumi e investimenti. La popolazione degli immigrati è giovane e motivata. Gli immigrati vedono nei paesi occidentali una opportunità laddove invece gli occidentali tendono a scappare all’estero o sono costretti ad accettare delle riduzioni della qualità della vita rispetto alle generazioni precedenti. Gli immigrati possono modificare l’andamento epocale innescato da aging, riduzione dei consumi, riduzione degli investimenti e scarsa efficacia delle politiche monetarie e fiscali. Anche se gli immigrati possono portare anche con sé dei problemi legati alla questioni religiose e politiche, è necessario ritenere la società occidentale in grado di ridimensionare le pretese oltre i limiti degli ordinamenti costituiti.
La creazione di un ordinamento globale partecipato. La soluzione, non solo per i paesi occidentali, ma anche per i paesi asiatici ed in via di sviluppo, potrebbe essere la creazione di un ordinamento politico globale di tipo statuale con riconoscimento delle nazioni e del diritto dei popoli. La creazione di un ordinamento globale sembra essere un orientamento della società occidentale come dimostrato dalla presenza di numerosi enti a carattere globale come l’ONU, il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale. Tuttavia questi enti vengono intesi come paralleli rispetto alla centralità degli stati-nazione in ripresa a seguito della crisi finanziaria del 2008. La tensione tra tendenza all’ordinamento globale e tendenza agli stati nazioni è una delle grandi forze regolatrici della globalizzazione. Avanzamenti nella condizioni economica portano i cittadini ad essere propensi alla creazione di un ordinamento globale superiore anche agli stati nazionali. Riduzioni del reddito pro capite anche relativi possono portare i cittadini a votare a favore di sistemi nazionali. L’ordinamento globale può essere prodotto attraverso una crescita economica durevole. Tuttavia le difficoltà nella sostenibilità di un ordinamento globale sono insite nella diseguaglianza reddituale anche relativa in grado di spingere le popolazioni verso il nazionalismo. Un ordinamento globale in grado di rimuovere le diseguaglianze potrebbe essere accettato anche dai cittadini scettici.



lunedì 28 dicembre 2015

Politiche economiche per il settore dei servizi


“Pertanto, l'economia post-industriale scavò un nuovo divario nel mercato del lavoro tra chi aveva un lavoro stabile, ben pagato e gratificante nel settore dei servizi e chi aveva un lavoro instabile, mal pagato e frustrante. Il rapporto proporzionale tra le due realtà, e quindi la misura della disuguaglianza prodotta dalla transizione post-industriale, era determinato da due fattori: il livello d'istruzione e di specializzazione della forza lavoro, e il grado d'istituzionalizzazione dei mercati del lavoro nei servizi (in aggiunta all'industria manifatturiera).” (Dani Rodrik, Il sole 24 ore, 23/12/2015)


L’economia dei servizi ha rappresentato una vera rivoluzione nel sistema industriale. Una economica fondata sulla capacità del capitale umano di produrre beni, prodotti immateriali, in grado di aumentare il valore aggiunto attraverso il rafforzamento della creatività, con l’applicazione della scienza nell’esercizio delle professioni e delle attività lavorative intellettuali. Il capitalismo dei servizi è un successo legato alla presenza di una economia della conoscenza. Nelle economie evolute i servizi rappresentano circa il 75% del Prodotto Interno Lordo. Un sistema economico ing rado di sviluppare i servizi ha una probabilità maggiore di avere anche una economia sostenibile sotto il punto di vista ambientale e sociale. L’economia dei servizi ha rinforzato anche i legami comunitari attraverso l’incremento del valore delle relazioni. I servizi possono essere prodotti dagli individui in possesso delle conoscenze professionali necessarie all’interno di un contesto sociale caratterizzato dalla presenza di beni relazionali, come per esempio la fiducia, e beni pubblici come per esempio lo sviluppo del sapere.

Le reti di conoscenza come elemento fondamentale per lo sviluppo dell’economia dei servizi. L’elemento fondamentale per la creazione di una economia dei servizi è fondato sull’istruzione superiore. Il livello di scolarizzazione necessario per sostenere una economia dei servizi è alto. Sistemi economici, nei quali sono presenti solo scolarizzati con un diploma di scuola superiore, oppure una laurea triennale hanno difficoltà a sostenere una economica dei servizi. Per una economia dei servizi è necessaria la presenza di capitale umano avente un livello di istruzione superiore di tipo master, dottorato o scuola di specializzazione. La presenza di capitale umano qualificato in misura preponderante sulla popolazione residente può consentire la creazione di infrastrutture relazionali e sociali in grado di sostenere la presenza di lavoratori qualificati utilizzatori di tecnologie di alto livello. Nei paesi, nelle città, nei quartieri, nelle zone dove il tasso di scolarizzazione è basso l’economia dei servizi stenta a partire. I paesi a bassa scolarizzazione sono caratterizzati da economie agricole con un effetto recessivo sostanziale sul sistema economico. Solo attraverso la crescita della scolarizzazione di alto livello è possibile sostenere una economia dei servizi in grado di produrre valore aggiunto attraverso l’utilizzo della tecnologia. L’economia dei servizi è fondata sull’economia della conoscenza.

Lo sviluppo dell’economia della conoscenza. L’accesso all’economia della conoscenza è aperto a tutti. L’economia della conoscenza è abbastanza democratica e meritocratica. Le barriere di accesso sono costituite dalle conoscenze tecnico-scientifiche disponibili. Le conoscenze tecnico-scientifiche riguardano anche gli aspetti della lingua e della produzione culturale. Il processo di creazione della cultura è suscettibile di una valutazione tecnico-scientifica. La presenza di scuole pubbliche, di università pubbliche consente di ottenere elevati livelli di conoscenza. Tuttavia molti lavoratori rimangono privi di scolarizzazione, di professionalizzazione e ritengono di potere sopperire attraverso la sola esperienza. L’esperienza nell’economia della conoscenza è difficile da realizzare in mancanza di adeguate basi. Un lavoratore manuale può fare esperienza sul campo; un lavoratore intellettuale prima di approcciare la “produzione” deve procedere a realizzare un sistema di crescita delle conoscenze individuali. La crescita nell’economia della conoscenza può apparire riservata ad un numero ristretto di soggetti operanti all’interno di una cerchia chiusa di persone tuttavia in realtà per l’individuo o per i gruppi interessati a produrre nell’economia della conoscenza l’accesso è aperto. Il successo è una misura dell’impegno personale nella ricerca della conoscenza come strumento da impiegare nella produzione di beni e servizi anche in relazione comunitarie.

Le politiche economiche per i servizi. Le politiche economiche per l’economia dei servizi sono fondate sul rafforzamento delle istituzioni in grado di produrre conoscenza come le scuole, le università, gli istituti di ricerca e di formazione professionale di alto livello. E’ necessario prevedere l’accesso a queste istituzioni a prescindere dall’età. I lavoratori possono avere necessità di entrare nell’economia della conoscenza in varie fasi della vita lavorativa. Il policy maker può migliorare le politiche economiche dei servizi attraverso anche la predisposizione di strutture atte a rafforzare le relazioni tra persone professionalizzate: creazione di piattaforme di co-working, realizzazione di spazi per incrementare le relazioni tra professionisti, individuazione di aree all’interno delle città per il rafforzamento dell’economia della conoscenza.


La dimensione comunitaria dell’economia dei servizi. Per migliorare i servizi è necessario creare una struttura comunitaria in grado di sostenere i professionisti e di recepire i beni e i servizi realizzati. L’economia della conoscenza produce l’economia dei servizi. Tuttavia entrambe hanno necessità di essere adottate come una scelta di lungo periodo da una comunità, dai singoli, per potersi affermare sul mercato. La crescita degli scolarizzati con titolo di studio elevato, la presenza di spazi di co-working e di produzione condivisa all’interno delle città può incrementare il valore anche aggiunto prodotto dall’economia dei servizi.